martedì 31 luglio 2012

FOTOGRAFIE


Quante foto sparse sulla scrivania, è difficile sistemarle tutte negli album vuoti appoggiati sulla poltrona di fianco alla libreria. Ho sempre amato la fotografia e mi diverte tantissimo guardarle da lontano: un miscuglio di colori, di case, di montagne, di mari, di persone, di volti. Cerco di dividerle in base all'anno di scatto, di vacanza, di un periodo bello o brutto, sposto quelle con paesaggi vicino a quelle degli animali poi, all'improvviso la vedo, vedo quella foto dimenticata da tanto tempo e nascosta chissà dove, come se non volesse più farsi trovare, ho sempre pensato che si fosse persa in uno dei miei traslochi in città.
Quel volto è li davanti a me dopo anni lontani, sorridente vicino a me appoggiati ad una staccionata e dietro di noi il mare azzurro. Sul retro una dedica d'amore senza firma, lo faceva spesso sui bigliettini, sulle lettere, sullo specchio del bagno ma sempre senza il suo nome.
Il motivo per cui non lo scriveva mai l'ho sempre saputo fin dal giorno in cui la nostra breve ed intensa avventura iniziò ed avevo accettato quel piccolo difetto senza discutere, neanche un sigla, niente ma mi andava bene così com'era.
La sua era una paura, la paura di essere riconosciuti, di sapere che quella persona nota abbia una storia con un perfetto sconosciuto e neanche ricco e nemmeno bellissimo, era terribile vedere il terrore negli occhi quando qualcuno ci fissava più del dovuto.
E nonostante i camuffamenti e le trovate dagli occhiali al cappello, agli abiti anonimi mi chiedeva sempre in tensione "Mi avrà riconosciuto?". "Non credo..." rispondevo sempre io sorridendo ma con una spina nel cuore, non stavo con quella persona perché era famosa, anzi non la conoscevo neppure quando ci siamo visti la prima volta in quel locale di Milano e mi stupisco ancora come possa avermi preso in considerazione a quei tempi.
Eppure mi sembrava bello stare insieme in posti dove nessuno ci conosceva, ricordo che seguii una pubblicità che stava per girare vicino alla stazione centrale mentre stavo nascosto tra la folla... Poi in quel pomeriggio di primavera mi disse quella frase che ricorderò per sempre: "E' finita, il mio agente l'ha saputo e devo chiudere qui. Se hai delle foto nostre ti prego di ridarmele, mi dispiace."
Fu terribile, terribile il modo, terribile come aveva deciso tutto così in fretta, terribile non vederci più, terribile come cadde la mia stima nei suoi confronti. Tutte le foto tornarono nelle sue mani compresi i negativi tranne questa,  che involontariamente era caduta dietro al divano quando le misi in una scatola per ridargliele. La trovai due giorni dopo ma ormai non potevo più cercare quella persona, si quella persona, non mi riuscì più di chiamarla per nome, neanche quando vedevo alcune foto sui giornali.
Qualche tempo dopo passai davanti alla sua agenzia in centro, ma seppi da una truccatrice che incontrai nel bar vicino, del suo trasferimento a Roma e dei suoi fidanzamenti veri o presunti alla luce del sole, mi venne da ridere, povero me se avessi continuato.
Ora quella foto è qui tra le mie mani, una piccola testimonianza che sinceramente ora non dice nulla. Due visi il mio e il suo, anonimo nonostante a quel tempo, pubblico a tanti.
Non so se strapparla o rimetterla fra le altre, poi vedo le mie mani dividerla in tanti pezzi, ma è solo un pensiero anche se per me è stato  la fine di un piccolo sogno e di un ricordo finito in nulla.

Una sera strana, una sera magica


E' capitata davvero questa mia avventura e chi mi conosce bene sa e lo può confermare anche qui che ho un intuito fortissimo che spesso va oltre alle cose normali, ancora adesso la ricordo nei minimi dettagli anche se potrà sembrare strano. A volte succedono cose che non immagineremo mai ma che possono dare una svolta alla nostra vita e farci scoprire qualcosa che era nascosta o sopita dentro di noi.

Sera d'Agosto di tanti anni fa.

La luna piena quella tarda sera brillava sulle montagne delle mie vacanze. Dopo una giornata di sole e di divertimenti con gli amici sulla spiaggetta del piccolo lago incastonato tra quei monti, non volli seguirli in discoteca, pensavo di stare un po' da solo e decisi dopo essermi gustato un'ottima pizza, di farmi una passeggiata solitaria per le strade di quella cittadina turistica così amena e tranquilla.
I miei erano andati a cena con amici in un paese vicino, lentamente assaporando quella frescura percorsi la strada che costeggiava il piccolo lago e mi ritrovai poco dopo sulla diga, alcuni versi di uccelli notturni echeggiavano nei boschi vicini, mille stelle un po' offuscate dalla luce lunare, brillavano alte. Proseguii salendo una piccola erta fino alla deserta piazzetta dei caduti e mi sedetti sulle panchine.
Un brivido leggero corse sulla pelle quando sentii dei passi poco distanti da me, rimbombavano strani nel silenzio e nel l'oscurità. Da un angolo di una casa apparve una figura femminile che si avvicinò piano nel posto dove stavo seduto e quando fu sotto la luce forte del lampione vidi una donna anziana sorridente con un gatto fra le braccia.
"Sta birba nera scappa sempre nelle ore più impensate." disse sedendosi a fianco fissandomi negli occhi.
La gentile signora era vestita di verde, capelli raccolti da uno chignon e sorrideva sempre. La salutai mentre il gattone nero con gli occhi dello stesso vestito della donna mi guardava serio.
"Che ci fa sto bel ragazzino dai capelli lunghi seduto da solo mentre gli altri sono a ballare vicino al lago?"
"Volevo guardare le stelle e stare un po' in compagnia di me stesso signora..." le risposi tranquillo.
"Bene, ottimo, eccellente..." disse seria "Un giovanotto che vuole stare solo e guardare le stelle è una cosa impensabile al giorno d'oggi. E' segno di una mente che va aldilà delle convenzioni, uno spirito libero insomma... Sai cosa vuol dire?"
Annuii ma ebbi il timore che iniziasse a parlare dei suoi tempi in cui tutto sembrava andasse per il meglio, che i giovani erano più bravi... Insomma le solite cose che una persona non più giovane dice a chi è disposto a malincuore o no, ad ascoltarla, ma lei continuò invece sorprendendomi.
"Uh stai tranquillo non ti parlerò dei tempi andati se questo temi. Ti confido un segreto... " si avvicinò mettendomi il gatto in braccio, mi inquietai leggermente, ma il gatto stava tranquillo sulle mie ginocchia "Ti ho visto dalla finestra arrivare dalla strada vicino al bosco e pensai che finalmente è arrivato, scambiandoti per... meglio che non te lo dica.."
In quell'istante cercai di non pensare che fosse pazza, sentivo quasi che forse mi avrebbe letto nel pensiero. Mi alzai in preda ad un'inquietudine, lei sorrise "Signora ora devo and.."
"Hai paura? Ti ho fatto paura?" era seria.
"No è che si sta facendo tardi e devo tornare in albergo, la saluto. Buonasera"
Feci per allontanarmi quando lei parlò leggera ma la sua voce sembrò una bomba alle mie orecchie.
"Ragazzo dagli occhi grigi di stregone, quella persona dai capelli neri che speri di vedere domani, partirà per due giorni e non la vedrai finché non sarà tornata domenica."
Mi girai di scatto come faceva saperlo?, come faceva sapere di quella persona?
"Come lo so?" rise "Io sono una strega di quelle buone intendo... forse."
Mi fece un cenno e mi risedetti vicino a lei. Mi guardò negli occhi e ripetè "Hai gli occhi grigio blu da stregone, come quelli di mio padre, penso che tu dentro abbia qualcosa in più di altre persone... Ora guarda quella casa bianca davanti a noi e dimmi chi, secondo te, ci abitava tanti anni fa? Pensa col cuore e lascia libero il tuo spirito..."
Non so cosa pensai di preciso, so solo che nel giro di qualche secondo, istintivamente un'immagine si fece strada nella mia mente, le dissi "Credo ma non sono sicuro che ci abitasse un ragazzo dai capelli biondi che scalava le montagne ma penso che ora non ci sia più lì."
Pensai ma che sto dicendo sono diventato matto come questa. Lei rise ma mi sembrava che i suoi occhi avessero perso la vivacità di prima, il gatto era ancora vicino a me e si strusciò contro il mio braccio "Vai caro, vai...è tardi ti aspetteranno, mi ha fatto piacere conoscerti, lo sentivo che questa era una sera diversa dalle altre.".
La lasciai, mi girai indietro prima di prendere la strada che porta all'albergo e lei era lì col gatto in braccio, mi fece un cenno di saluto.
Il giorno dopo la persona che avrei voluto vedere e stare in sua compagnia partì per due giorni, turbato ed incuriosito per quella previsione azzeccata, nel bar dell'albergo chiesi al proprietario se conosceva una signora strana che doveva abitare nei pressi della piazzetta dei caduti, mi confermò che la conosceva. Era una donna di origine croata che aveva sposato uno di un paese vicino decine di anni prima. Mi raccontò che si trasferì in questo posto quando ebbe i tre figli tutti maschi, il primo era un medico che viveva a Bologna, mentre il terzo lavorava in Inghilterra, ma il secondogenito era diventato una guida alpina, che poi è morto anni addietro cadendo da uno strapiombo. Mi spaventai, l'uomo continuò dicendo che era stato un bel ragazzo alto e biondo e abitavano nella casa davanti al monumento, una casa bianca. Scappai letteralmente fuori dal locale con una scusa, agitato mi sedetti sull'altalena in giardino, cercai di calmarmi. Dopo qualche minuto ritrovai la tranquillità e voltando la testa verso la strada come d'istinto, la vidi passare a pochi metri da me in compagnia di un'altra signora, poi come se mi avesse visto col pensiero si girò e mi salutò.
Mia madre che nel frattempo era apparsa dalla porta che dal salone conduce nel giardino dove mi trovavo, vide quel saluto ed avvicinandosi mi chiese chi fosse quella signora. "Una strega" le dissi sorridendo, "Una strega ma di quelle buone." sorrisi a mia madre. Lei ridendo mi diede una finta sberla sulla testa arruffandomi i capelli. "Sei sempre il solito fantasioso sognatore."
Già e se fosse stato vero? Se davvero quella donna fosse stata una buona strega?

lunedì 30 luglio 2012

TOLEDO, una calda atmosfera spagnola


Toledo, 18.09.2006.
Un sole accecante viene nascosto nei vicoli freschi della città storica appollaiata su una piccola altura che sovrasta l'ansa del fiume, l'ombra appaga quella voglia di fresco, i muri bianchi delle case adornate da piante e fiori vivaci  che spuntano dalle inferriate della finestre, danno la sensazione di riparo fino a che riusciamo ad entrare in un bar tipico della zona... Una musica allegra fa da sottofondo mentre un profumo speziato esce dalla cucina in stile vagamente orientaleggiante, ci sediamo al tavolo di legno in questo colorato locale. Fiori secchi e vivaci misti a fotografie d'epoca fanno da contorno alle pareti tinte di un giallo arancione forte, mentre fino a metà parete intarsi di legno scuro contrastano quella tinta. Un grande lampadario in ferro battuto ci sovrasta e poco più in la due corna di toro riempiono la parete  più lontana verso la porta che da sul giardino. Assaporiamo il cocktail di frutta con entusiasmo visto che placa la sete dovuta alla lunga camminata mattutina e nel frattempo il simpatico oste, ci consiglia delle patate con salsa e della frutta mista con sciroppi vari, tutto buonissimo.
Poco più tardi sulle rive del Tajo mentre un leggero vento caldo ci scompiglia i capelli, osservo l'acqua verdastra scorrere lentamente attorno, che bella città è Toledo, ricca di fascino e storia. Mi immagino i fabbricanti di lame di un tempo con le loro botteghe, le case vicine tanto fa formare penombra nelle vie durante le estati torride castigliane.
Le donne con abiti lunghi e colorati ed i capelli neri raccolti da fermagli camminare lentamente per queste vie con le ceste. Dei ragazzi pescano sopra un sasso appoggiato sulla piccola spiaggetta di ghiaia sotto di me, urlando e ridendo, mentre uno di loro li spruzza prendendo con la mano l'acqua verde della riva. sospiro pensando a quanto  è bella questa città, una città da visitare, un piccolo gioielli nel centro della splendida Spagna.

Un giorno d'autunno, una fontanella e due occhi color del mare



Sotto i miei passi cadenzati, le foglie d'autunno cadute sulla stradina in mezzo alle colline avevano un fruscio quasi musicale, sembravano un lungo tappeto colorato di giallo, rosso e bronzo che proseguiva senza fine negli alti alberi quasi spogli che adornavano questi piccole alture piene di vigneti, l'unica isola in mezzo alla pianura lombarda. La leggera nebbiolina aveva ormai lasciato il posto ad un sole tiepido stagliato in un cielo azzurro striato di nuvole bianche ed una leggera brezza fresca proveniva da sud est, era il secondo giro della mia corsa mattutina ma avevo già parecchia sete, le Terme di Miradolo erano qualche chilometro poco più avanti ma sapevo che, qualche centinaio di metri più in là c'era una fontanella dove molte persone si fermavano a bere in ogni momento della giornata. Pochi minuti dopo ero già lì, non vedevo l'ora di rinfrescare la mia gola e anche se il sapore era leggermente strano, almeno mi potevo dissetare. Qualcuno davanti a me, stava già sorseggiando la fresca acqua, mi avvicinai piano e aspettai il mio turno. vidi quella figura vestita con una tuta blu con una striscia bianca ai lati delle maniche e dei pantaloni. Chi stava bevendo in quel momento sentì la mia presenza, si girò ed in un istante il mio cuore fece un tuffo, davanti a due splendidi occhi chiari dal colore del mare in una giornata di tempesta, dei ricci biondi uscivano dal cappellino di lana ed un sorriso smagliante mi si aprì davanti come un fiore di primavera. "Prego, è sua ora"... disse, in quel momento capii che non potevo lasciare andar via quell'angelo.
Poco più tardi correndo per la salita dopo l'albergo "Milano", vidi di nuovo quella figura seduta sul ciglio evidentemente stanca, sorrisi, "E' un po' dura oggi..." mi rispose con un broncio sincero... "Se vuole le faccio compagnia e magari se va verso S. Angelo, possiamo fare insieme la strada... Mi chiamo Paolo". "G..." mi disse porgendomi la mano e si alzò, "Solo che ho lasciato l'auto parcheggiata vicino alla cascina "Villa Favorita", magari se vuole le do un passaggio...". Avevo anche io l'auto nei pressi ma riuscimmo a scambiarci il numero di telefono promettendoci di correre insieme, così ci saremmo annoiati di meno.
Per molto tempo le corse non furono solitarie, ricordo che un mese dopo, aveva incominciato a piovere e ci ritrovammo insieme in auto, non so cosa scattò ma ci guardammo negli occhi ed in un attimo le nostre labbra si toccarono e così iniziò la nostra storia d'amore, le stagioni lente correvano davanti a noi e noi vivevamo quell'avventura spensieratamente... Solo mia sorella seppe di noi due, non so perché ma la vivemmo distaccati da tutto, la nostra vacanza estiva fu bellissima, i tuffi nel mare, le passeggiate di sera sul lungo mare, le mattinate in giro per i mercati ed infine arrivò settembre e con settembre un altro autunno. Ma quando arrivò prepotente restai solo fra i boschi rossi di quelle colline, da parte sua era finito quell'entusiasmo ed io avevo voglia di incominciare un'altra vita, non ricordo di aver sofferto molto ma quel pomeriggio dell'addio c'era un sole assurdamente limpido non degno di un amore finito. Ero in bicicletta e pedalai di corsa fino a casa ma fu sotto la doccia che mi liberai dal pianto e dalla rabbia ma tutto finì lì.
Sono passati tantissimi anni, l'angelo era uscito dalla mia vita poco più di un anno dopo il nostro incontro, ci siamo rivisti una sera in una discoteca della zona, sorridemmo entrambi e mi presentò la persona che ha sposato qualche anno prima, ci guardammo negli occhi per un istante, poi ci salutammo come vecchi amici e da quel giorno non ci incontrammo più. Tempo fa tornai in quei posti a me familiari, la fontanella era sempre là ma tutto era cambiato, forse solo i nostri ricordi restano uguali per sempre.

venerdì 27 luglio 2012

Arcobaleno


22 Luglio 2012, domenica sera.
   Il treno aveva appena lasciato Voghera quando, tra le colline poco distanti apparve l'arcobaleno. Era appena passato un forte temporale che aveva rinfrescato l'aria e quella magnifica magia della natura, fece la sua apparizione. Dai finestrini molte persone si ritrovarono a guardarlo, ad ammirare quei colori vivi fatti di piccole gocce d'acqua e vapore, sembrava davvero una cosa strana, fiabesca in questo mondo così disincantato.
Ricordai che quando ero bimbo, abitando in campagna dalla nonna,spesso si vedeva dopo un temporale estivo, l'arcobaleno. La magia più bella della Natura. Immaginavo che alla fine dove sparivano le sue strisce variegate, c'era un mondo fatato, da cui si accedeva saltando nei colori e aldilà ti attendeva un mago vestito di blu che ti portava a visitarlo. Immaginavo ci fossero case costruite negli alberi e nelle colline, dove fate, folletti e altre creature magiche, popolavano tutta quella terra piena di fiori e laghetti di cristallo. Poi si poteva pranzare con loro, c'erano tanti dolci e altre leccornie e infine si poteva giocare con i bimbi di quella gente. Poi pensavo che quando poi si usciva da quel bellissimo posto per tornare a casa dove ti aspettava la mamma e la nonna, un folletto ti regalava una moneta d'oro con il tuo viso scolpito dentro. La propria pelle inoltre per alcuni giorni, poteva brillare di una luce strana, come se fosse seta ricoperta di polvere d'oro... Ingenuamente chiedevo alla nonna quando ci saremmo andati a fare una visitina e lei mi diceva che non appena avesse avuto il permesso dal mago Blu, ci saremmo andati, ma prima dovevamo avere il consenso della mamma.. Quanti sogni ed ingenuità di bambino, però dentro di noi il piacere che possa esistere una luogo del genere, ogni tanto fa capolino... e si sogna di poter vivere in un mondo meno violento e più colorato, dove c'è davvero il rispetto per tutte le creature viventi e nessun pregiudizio. dove tutti possono aiutare gli altri senza chiederne compenso, dove l'amore abbia davvero un senso. Poi risvegliandomi dai ricordi, il treno era già nei pressi della metropoli, gli alti palazzi e le strade piene di auto, di luci fecero sparire il ricordo e quella speranza. Uscito dalla stazione, le vie della città come enormi tentacoli di un ragno gigante mi presero e poco dopo tornai così a casa mia, unico rifugio silenzioso in cui si possa fantasticare..

mercoledì 25 luglio 2012

MESSICO, una vacanza da sogno.



Playa del Carmen, Yucatan - Messico
Estate 2000

La mia testa fa capolino nel mare di cristallo azzurro, il sole caldissimo e la luce abbacinante, fecero si che allora mi dovetti immergere nell'oceano con una maglietta per evitare una scottatura proverbiale visto la mia pelle lentigginosa. Guardo la seconda foto e provo nostalgia di quella incredibile vacanza. Già l'arrivo dal cielo era stato fantastico, Cancun grandisssima e piena di alberghi moderni e le lagune che la circondano sembrava un miraggio, una sorta di Atlantide fantastica e dietro la città l'immensa boscaglia dello Yucatan. La foto che ho fatto dall'oblò dell'aereo la dice tutta.
Poi i colori intensi, i profumi che questa splendida terra concede sono indescrivibili. Da Chichen Itzà a Xhela fino ad arrivare a Tulùm, ci si accorge che la magia e l'arcano sono tra le mura di queste misteriose città Maya, ma il mare e la sabbia sono impagabili. Ricordo che osservavo le strade che portavano al mare tutte circondate da fiori tropicali e piante sempre verdi, gli alberghi moderni e ville stupende e sempre quel cielo azzurro a volte venato da grandi cirri bianchi.
Il mare immenso, di vari colori indescrivibili e incredibilmente caldo, tanto da non farti mai uscire dalle sue acque, da farti star bene nonostante il clima tropicale. I profumi intensi dei fiori, i frutti freschi e la luce della notte piena di grandi stelle danno un senso di fantastico a tutto.
Osservando nuovamente la seconda foto dove la mia testa emerge da quel mare stupendo, mi ritorna in mente un episodio che accadde mezz'ora dopo: decisi di fare nuovamente un bagno e per il troppo sole, nuovamente indossai sotto l'ombrellone, la maglietta gialla e mi tuffai nelle splendide acque turchesi. Sott'acqua non si sentivano più le voci chiassose dei bagnanti e mi immaginai di essere in un altra dimensione. Pesci colorati facevano qualche guizzo poco lontano. Una piccola medusa azzurra poco più in la si stava allontanando velocemente con movimenti danzanti. Ogni tanto riemergevo per riprendere aria nei polmoni e quando ero nuovamente sotto avevo desiderato che poco lontano ci fosse la città di Atlantide in tutta la sua bellezza, lo so ho fantasia ma in quel momento sarebbe stato meraviglioso se fosse stato vero. D'improvviso una mano mi afferrò il braccio, che spavento presi, così mi destai dai miei pensieri e riemersi subito. Un carissimo amico rise dicendo forte: ragazzi abbiamo preso un pesce pacco da mettere nel museo: così finì miseramente il mio sogno nettuniano nello splendido mare caraibico.

martedì 24 luglio 2012

Una lettera d'oro



Sant'Angelo Lodigiano - Strada di campagna "Il mio lungo", molto tempo fa.


Una lettera d'oro


Quel pomeriggio c'era vento, un vento forte e tiepido che faceva correre le nuvole verso le montagne lontane. La strada che portava alle colline vicine era deserta e gli alti fusti del mais non ancora raccolto, ne facevano da cornice.
Vidi da lontano quella figura vestita di rosso sul piccolo ponte che scavalcava il canale, avvicinandomi scorsi E. che aspettava impaziente il mio arrivo.
Posai la mia bicicletta vicino alla staccionata e lei mi venne incontro abbracciandomi forte, le sue lacrime si appoggiarono alle mie guance.
La scostai leggermente e prendendola per mano, condussi E. per la strada di campagna che portava alla fattoria poco distante.
"Se n'è andato", disse "Proprio oggi, il giorno del mio compleanno..." mi mostrò una lettera. "Leggila..."
Mentre vedevo i suoi occhi velati di lacrime e i capelli biondi scompigliati dal vento, aprii quella lettera dai fogli gialli.
Lessi tutto d'un fiato quelle parole d'addio. Il vento sembrava voler strappare quello pagine per non leggerne il dolore, eppure quella che avevo in mano, mi sembrò una lettera d'oro.
Le parole mi si scolpirono nel cuore, non riuscivo a staccare gli occhi ed i pensieri volavano nei ricordi di quelle frasi. Capii il dolore di E.
La guardai in silenzio, lei mi sorrise triste, nei suoi occhi scuri si rinnovò la luce che prima era offuscata dal pianto.
"Dici che tornerà?" Mi chiese quasi ingenuamente.
"Forse" risposi laconicamente. La guardai diritto negli occhi. "Lo sai che questa è una lettera d'oro? Qui dentro c'è amore, passione, dolore e l'addio ad un sogno..."
"Si... me ne sono resa conto subito...", mi diede la mano, presi la bicicletta ed insieme ci incamminammo per la strada che portava in città. Camminavamo in silenzio, il vento era sempre li con noi.
"Pensi che tornerà..." mi chiese di nuovo.
"Credo di si... Ma non a breve."
Sorrise e fece un gesto con una mano. Mi voltai e vidi le pagine di quella lettera d'oro volare dietro di noi. Come farfalle leggere vibrarono nell'aria e piano caddero tutte nel canale sottostante che l'acqua fresca portò velocemente lontano.
"Perchè?" dissi.
"Se tornerà questa non serve più, mi farebbe solo piangere e avrei troppi ricordi. Magari le acque porteranno quelle pagine fino a lui... e chissà che lo facciano tornare presto"
Sorrisi a quel viso di bambina e stringendole la mano affrettammo il passo verso casa. Ne ero sicuro anch'io, sarebbe tornato da lei.
Il vento dietro di noi piano placò la sua aria mentre le pagine della lettera d'oro continuarono il loro cammino.
Giampaolo.

Astronomia 12: MIZAR e ALCOR (Zeta Ursae Major)




Mizar A / B
Ursa major star name.png
Classificazionesequenza principalebinaria spettroscopica
Classe spettraleA2V + A2V / A5-7V + A5-7V
Distanza dal Sole85.8 anni luce[1]
CostellazioneOrsa Maggiore
Coordinate
(All'epoca J2000)
Ascensione retta13h 23m 55.5s
Declinazione+54° 55′ 31″
Dati fisici
Massa
2,5 + 2,5 / 1,6 + 1,6 M
Luminosità
35/35 L
Indice di colore(B-V)0,13
Dati osservativi
Magnitudine app.2,23
Magnitudine ass.0,33
Parallasse41,73 ± 0,61 mas
Moto proprioAR: 121,23 mas/anno
Dec: -22.01 mas/anno
Velocità radiale-9 km/s
Nomenclature alternative
Mizar, Mizat, Mirza, Mitsar, ζ UMa79 UMaHR5054, BD+55 1598A, HD, 116656, GCTP 3062.00,SAO 28737, FK5 497, GC 18133, ADS 8891,
CCDM J13240+5456, HIP 65378.
Mizar (a sinistra) e Alcor (destra). Osservando attentamente, si notano le componenti A e B che compongono Mizar.
Mizar è una stella nella costellazionedell'Orsa Maggiore. Il nome viene dall'arabo ميزر mīzar, che significa "velo". Il nome della stella secondo lanomenclatura di Bayer è Zeta Ursae Majoris. Mizar ha una magnitudine apparente di 2,40 e un tipo spettraleA1 V. All'indagine astronomica si rivela un sistema stellare composto da un totale di sei stelle.

Indice

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Osservazione [modifica]

Mizar è ben visibile a occhio nudo. Le persone di buona vista possono notare una debole stella compagna appena a est, chiamata Alcor oppure 80 Ursae Majoris. Le due sono a volte chiamate rispettivamente il Cavallo e il Cavaliere da una traduzione dalla lingua persiana, e l'abilità nel vederle entrambe è un test tradizionale della vista (usato già in antichità: era una delle prove attitudinali per le aspiranti guardie dell'imperatore nei paesi arabi). Alcor ha magnitudine apparente 4,02 e un tipo spettrale A5 V. La sua magnitudine la renderebbe relativamente facile da scorgere, se non fosse così vicina alla più brillante Mizar.
La distanza reale tra le due stelle è superiore a un quarto di anno luce, quindi molto alta, ma il loro moto proprio mostra che sono in effetti una stella binaria e non una doppia prospettica come si pensava in precedenza.

Sistema stellare [modifica]

Altri componenti della stella sono stati scoperti con l'avvento del telescopio e dellospettroscopio. Mizar fu la prima binaria visuale (al telescopio) a essere scoperta, per merito di Giovanni Battista Riccioli nel 1650. La secondaria (Mizar B) ha magnitudine 4,0 e tipo spettrale A1, e si trova a 380 UA dalla primaria (Mizar A). Le due stelle orbitano l'una attorno all'altra con un periodo di duemila anni. Mizar A divenne poi la prima binaria spettroscopica a essere scoperta, per merito di Edward Charles Pickering nel 1889. Le due componenti sono entrambe circa 35 volte più luminose del Sole, e orbitano l'una rispetto all'altra in soli 20 giorni. Anche Mizar B e Alcor sono diventate binarie spettroscopiche, portando il numero totale di stelle del sistema a sei.
Questo sistema stellare si trova a circa 85 anni luce di distanza dalla Terra. Le sei componenti fanno tutte parte dell'associazione dell'Orsa Maggiore, così come la maggior parte delle stelle di questa costellazione.

Note 

lunedì 23 luglio 2012

Sere d'estate


Luglio 2012.
La luce rossastra con striature viola è ormai all'orizzonte lontano, il tramonto ben presto lascerà posto alla sera profumata piena di ombre. La lunga giornata caldissima è terminata già con il suo silenzio rotto solo dal frinire delle cicale, lascia il posto ai leggeri rumori di auto lontane, mentre un buffo gufo fa sentire la sua voce strana nascosto tra gli alberi. Le luci degli aerei solcano alte nel cielo blu mentre qua e la le stelle iniziano a fare capolino lucenti e brillanti; un latrare di cani echeggia distante mentre un pipistrello vola basso sotto i cornicioni di una casa vicina. Sere d'estate, romantiche, tranquille, dolci e riposanti, sere che arrivano a dare un poco di frescura dalle giornate torride con la luce accecante del solleone. Sere passate in giardino, nei cortili, tra le strade che incominciano ad affollarsi di persone che mangiano un gelato, che chiacchierano, che si fermano davanti a qualche bar o ristorante, che parlano, ridono, camminano lente o veloci. Sere dove il profumo penetrante di molti fiori stordiscono ed accendono i sensi, sere dove i nostri corpi sentono il desiderio d'amore. Sere sognate da mesi, dove il lungo e freddo inverno ci regala malinconia e poca voglia di uscire. La luna riflessa sul mare, sulle acque dei fiumi, più grande e luminosa che leggera, cammina nel cielo veloce  fino a sparire non appena spunta l'alba. Le luce dei paesi e delle città appaiono tra il bruno della campagna e delle colline, l'orizzonte è ormai una vena scura solcata da una striscia aranciata. qualche lucciola sotto il grande albero svolazzano nell'oscurità dando un senso di magia a questa serata intensa che ormai sta per lasciare il posto alla misteriosa ed affascinante notte.


giovedì 19 luglio 2012

AVALON, l'Isola Magica


"...Un giorno di primavera, nel settimo anno del regno di Uter Pendragon, a Caerlon, Viviana, sacerdotessa di Avalon e Dama Del Lago, uscì al crepuscolo per guardare nello specchio magico. Sebbene la tradizione di cui la Dama era sacerdotessa fosse più antica dei druidi, aveva con loro in comune una credenza fondamentale: le grandi forze creatrici dell'universo non potevano essere adorate degnamente in un edificio costruito da mani umane e l'Infinito non poteva essere contenuto in un oggetto artificiale. Perciò lo specchio della Dama non era né di bronzo né di argento. Dietro di lei si ergevano le mura grigie dell’antico Tempio del sole, costruito dagli Splendenti giunti da Atlantide molti secoli prima. Davanti a lei stava il grande lago circondato da canne ondeggianti e avvolto nella nebbia che ormai, anche nei giorni più belli, avvolgeva la terra di Avalon. Ma oltre il Lago c’erano isole e altri laghi, in quello che veniva chiamato il Territorio dell’Estate. Era in gran parte sommerso da paludi salmastre; ma al culmine dell’estate gli acquitrini si prosciugavano e le terre si estendevano fertili.   Lì il mare interno si ritraeva, cedendo ogni anno nuovo spazio alla terra ferma. Un giorno quelli sarebbero diventati ricchi campi… ma non in Avalon. Avalon era eternamente circondata dalle nebbie,nascosta a tutti eccettuati i fedeli; e quando gli uomini andavano in pellegrinaggio al monastero cristiano, il tempio del sole era per loro invisibile. Quando impiegava la Vista, Viviana riusciva a scorgere la chiesa che i monaci avevano costruito.   Era là da molto tempo. Secoli prima, così diceva Merlino, un piccolo gruppo di preti era venuto dal sud, e con loro era giunto il profeta nazareno. La storia diceva che lo stesso Gesù aveva studiato là nella dimora dei druidi dove un tempo sorgeva il tempio del sole, e aveva appreso il loro sapere. Anni dopo quando il Cristo era stato sacrificato, ripetendo il Mistero più antico della stessa Britannia, uno dei suoi parenti era ritornato, e aveva piantato il bastone nel suolo della collina sacra, ed il bastone era fiorito trasformandosi nel roveto che fioriva non soltanto d’estate ma anche nel cuore dell’inverno. Ed i druidi in ricordo del mite profeta che avevano conosciuto, avevano consentito a Giuseppe d’Arimantea di erigere, sull’Isola Sacra, una cappella e un monastero in onore del suo Dio, perché tutti gli Dei sono uno solo.   Ma era trascorso molto tempo. A lungo i cristiani e i druidi avevano vissuto fianco a fianco; ma poi erano arrivati i romani e avevano sradicato i sacri boschi dei druidi, accusandoli di praticare il sacrificio umano. La loro vera colpa era stata quella di esortare il popolo a non accettare le leggi romane. Allora, per proteggere l’ultimo rifugio della loro scuola, i druidi avevano operato l’ultimo grande cambiamento rimovendo l’isola di Avalon dal mondo dell’umanità. Adesso Avalon era celata nella nebbia. Le genti delle Tribù sapevano dov’era e là andavano a ad adorare. I romani, divenuti cristiani dal tempo di Costantino, credevano che i druidi fossero stati sconfitti dal Cristo, e non sapevano che erano ancora vivi e si tramandavano il loro sapere nella terra nascosta.   Se voleva, Viviana poteva vedere con la vista duplice, perché era la grande sacerdotessa di Avalon. Quando voleva, vedeva la torre che avevano costruito su Tor, il Monte Sacro dell’iniziazione: una torre dedicata a Michele, uno degli angeli ebraici la cui antica funzione era domare il mondo inferiore dei demoni…"




Avalon è un'isola leggendaria, facente parte del ciclo letterario legato al mito di Re Artù, situata nella parte occidentale delle isole britanniche e famosa per le sue belle mele, infatti il suo nome, letteralmente vorrebbe dire Isola delle Mele (anche se secondo alcune teorie, la parola Avalon potrebbe essere anche una traslitterazione inglese del termine celticoAnnwyn, cioè il regno delle fate, o Neverworld).
Il primo documento scritto che ci parla di Avalon dandogli il significato di Isola delle Mele si trova nella Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth; questa è la traduzione più probabile, visto che in bretone e in cornico il termine usato per indicare mela è Aval, mentre in gallese è Afal, pronunciato aval. Inoltre il concetto di un'"isola dei beati", posta nell'estremo occidente (il luogo del tramonto) è presente anche altrove nella mitologia indoeuropea, in particolare nel Tír na nÓg e nel mito delle greche Esperidi (anche queste ultime famose per le loro mele).
Secondo alcune leggende (cfr. il poeta Robert de Boron), Avalon sarebbe il luogo visitato da Gesù e da Giuseppe d'Arimatea e quello dove, proprio Giuseppe d'Arimatea, dopo aver raccolto il sangue di Cristo in una coppa di legno (il Sacro Graal), si rifugiò, fondando anche la prima chiesa della Britannia. Oggi l'isola di Avalon è normalmente associata alla cittadina di Glastonbury, in Inghilterra. Sarebbe anche il luogo in cui fu sepolto Re Artù, trasportato nell'isola su una barca guidata dalla sorellastra, la Fata Morgana. Secondo laleggenda, Artù riposa sull'isola, in attesa di tornare nel mondo quando questo ne sentirà nuovamente il bisogno.
Per alcuni Avalon andrebbe identificata con Glastonbury. A partire dagli inizi dell'XI secolo, prese corpo la tradizione secondo cui Artù fu sepolto nella Glastonbury Tor, che in passato era circondata dall'acqua, proprio come un'isola. Durante il regno di Enrico II, secondo il cronista Giraldo Cambrense e altri, l'abate Enrico di Blois commissionò una ricerca, che, a una profondità di 5 metri, avrebbe portato alla luce un enorme tronco di quercia o una bara con un'iscrizione: "Qui giace sepolto l'inclito re Artù nell'isola di Avalon". I resti furono sotterrati di nuovo davanti all'altare maggiore, nell'abbazia di Glastonbury, con una grande cerimonia, a cui parteciparono anche re Edoardo I e la sua regina. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio fino al periodo della Riforma protestante. Una vicina vallata porta il nome di Valle di Avalon. Comunque, la leggenda di Glastonbury è stata spesso considerata falsa.
Secondo altre teorie,[senza fonte] Avalon sarebbe l'Ile Aval o Daval, sulla costa della Bretagna, oppure Burgh-by-Sands, nel Cumberland, che al tempo dei romani era il fortilizio diAballava, lungo il Vallo di Adriano, e vicino Camboglanna, al di sopra del fiume Eden, ora Castlesteads. Per una coincidenza, il sito dell'ultima battaglia di Artù si sarebbe chiamatoCamlann. Per altri Avalon sarebbe da ubicare sul Monte di san Michele, in Cornovaglia, che si trova vicino ad altre località associate con le leggende arturiane. Questo monte, è in realtà isola che si può raggiungere quando c'è bassa marea. La questione è confusa da leggende simili e toponimi presenti in Bretagna.
L'isola di Avalon veniva chiamata anche "Inis witrin" (cioè "isola di vetro") per l'abbondanza di guado, pianta che sfuma sull'azzurro e che i guerrieri celti utilizzavano per tingersi la faccia per andare in battaglia.
l mito di Avalon, l’Isola di Vetro avvolta dalle nebbie, luogo dei processi magici ditrasformazione e rinascita, in cui scorrono le sorgenti di White Spring e Red Spring, e dove crescono l’Albero della Vita, Yggdrasil, e l’Albero della Conoscenza, il melo dai frutti dorati, sacri alla Dea.

I cicli mitologici di Avalon e Camelot sono legati indissolubilmente alle leggendaria spada Excalibur, alla “cerca” del Graal e ai personaggi che ne sono protagonisti.

Morgana, Ginevra e Viviana, sono le tre energie archetipiche femminili della mitologia celtica, portatrici di un’antichissima sapienza legata al culto della Dea, della terra e dell’acqua, della Spada e del Calice. Artù, Lancillotto e Merlino, sono le corrispondenti energie archetipiche maschili, che nascono all’interno del ciclo di Avalon ed evolvono simbolicamente nel medievale ciclo di Camelot.

Insieme all’Isola di Avalon, Camelot è uno dei più importanti luoghi dove si svolsero le vicende di Re Artù. Secondo la leggenda era il luogo di residenza del grande Re e dei suoi cavalieri ma, come nel caso di Avalon, in cui si ipotizza che non sia un luogo realmente esistente, anche Camelot è stata a più riprese identificata con una città diversa dell’attuale Inghilterra o del Galles: alcuni autori l’hanno associata a Caerleon-upon-Usk in Galles, altri con Camelford in Cornovaglia. Mallory, in “La Morte d’Arthur”, l’ha identificata con l’attuale Winchester in Inghilterra.

Nel XVI secolo John Leland, nella sua trattazione della storia inglese, descrive invece Cadbury come l’antica Camelot: “All’estremo limite meridionale della chiesa di Cadbyri si trova Camallate, un tempo una famosa città o un castello. La gente nulla poteva raccontare di quel posto, ma essi avevano sentito dire che Artù si recò a Camalat.” Secondo Leland, Camallate o Camalat, è di certo la leggendaria Camelot, la nota fortezza dove risidevano Artù e il suo seguito di Cavalieri. 

Il ciclo bretone, o ciclo arturiano, si sviluppa in Bretagna, ed è un’insieme dileggende dedicato alle vicende di Artù e ai Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il ciclo arturiano ha come sfondo geografico un’isola imprecisata chiamata Avalon, un tempo considerata solo un parto della fantasia degli autori di saghe e leggende, e tradizionalmente associata al magico modo ultraterreno (Sidhe).
Nel 1191 l’isola di Avalon venne improvvisamente identificata con Glastonbury in Somerset. La definizione di isola applicata a questa località dell’entroterra, venne giustificata dal fatto che Glastonbury sorgeva in mezzo a terreni acquitrinosi, e i vicini villaggi di Godney e Meare risalivano al 200 a.C circa. Tuttavia, a causa dell’anomalia geografica, il nome “Valle di Avalon” divenne un’alternativa molto usata.
Prima di questa data non vi era però stato alcun legame dichiarato fra Artù e Glastonbury, pertanto alcuni preferiscono associare Avalon a Tintagel, secondo l’idea di Geoffrey, altri invece puntano su Bardsey o Holy Island. Tuttavia è assai più probabile che il mondo ultraterreno dei Celti fosse un regno mitico, con una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Leggende sull’isola delle nebbie ne possiamo trovare a decine, ma la maggior parte di esse concordano su alcuni punti in particolare.
Avalon è considerata la dimora dei tre incantatori cardine del ciclo arturiano: Viviana, laDama del Lago e custode di Excalibur; Merlino il Mago, o il taliesin (questo nome è spesso inteso all’interno della saga arturiana come titolo onorifico per un bardo), colui che ha consegnato la spada a Re Artù; Morgana la Fata, sorellastra di Artù e madre di Mordred, il cavaliere rinnegato che metterà fine alla vita del grande sovrano.
L’isola è perennemente circondata dalle nebbie ed è impossibile trovarla o raggiungerla, a meno che gli abitanti dell’isola non “aprano le nebbie”, permettendo di approdarvi. L’isola è raggiungibile solo tramite una barca: in alcune leggende si dice senza rematori, in altre condotta da esseri non umani.
Avalon è considerata l’ultima dimora delle spoglie terrene di Artù, la leggenda infatti vuole che dopo che il re venne ferito da Mordred durante una battaglia, abbia chiesto ai cavalieri ancora fedeli di gettare Excalibur nel lago, da cui l’aveva tratta. Quando i cavalieri tornarono videro una barca che, trasportando il corpo in fin di vita di Artù, veniva avvolta dalle nebbie.
Le trinità femminile e maschile celtiche affondano le loro radici in questa sacra Isola di iniziazione. Secondo uno studio approfondito delle diverse narrazioni medievali riguardanti la vita di Re Artù e le gesta dei Cavalieri della Tavola Rotonda, prima fra tutte fu la famosa Cerca del Graal, e le figure femminili che appaiono al fianco degli eroi e che svolgono un ruolo importante nelle varie vicende, rappresenterebbero nove diversi archetipi di Donne divine, specchi di alcune delle infinite sfaccettature di un’unicaGrande Dea.
Queste nove dame sarebbero la chiave della riuscita delle diverse imprese dei Cavalieri e del Re stesso, ed è soltanto attraverso di loro che essi conoscono e sperimentano la Sovranità della Terra e il significato del Graal. La Sovranità, infatti, sarebbe sempre dovuta essere conferita da una donna, in quanto la Terra è Donna e la Donna è Terra, e per regnare sulla Terra, mostrandosi rispettosi verso di essa, era necessario riservare lo stesso amore e rispetto alla donna. Solo così, comprendendo e amando entrambe, la Sovranità sarebbe stata riconosciuta e le terre avrebbero potuto prosperare in perfetta gioia e armonia.
ertanto, nel momento in cui il rispetto per una delle due, o per entrambe, fosse venuto a mancare, la Sovranità avrebbe perso la sua componente divina e il regno si sarebbe trasformato in landa desolata, così come una landa desolata sarebbe divenuto anche lospirito di chi tale rispetto aveva negato.

Queste nove donne rappresentano, dunque, sia la Sovranità che il principio femminile incarnato, sotto ogni aspetto. Secondo le interpretazioni dei due autori Caitlin e John Matthews nel loro Ladies of the Lake, a seconda delle particolarità e dei diversi simboli che portano con sé, le nove Dame del Lago potrebbero essere associate alle festività pagane della Ruota dell’Anno, rappresentandone ciascuna gli aspetti.

Così ad ogni Dama corrisponderebbe una festa:

 Ragnell, la Sposa Ripugnante e Dama degli Indovinelli (Solstizio d’Inverno)

 Dindraine (sorella di Perceval), la Vergine del Graal e Regina delle Lande Desolate (Imbolc, Candelora)

 Kundry, la Laida Pulzella e Oscura Signora della Conoscenza (Equinozio di Primavera)
 Ginevra (moglie di Artù), la Regina dei Fiori (Beltane, Calendimaggio)
 Enid (moglie di Erec), la Signora della Gioia (Solstizio d’Estate)
 Igraine (madre di Artù), la Regina Madre (Lughnasadh, 1 Agosto)
 Nimue, la Dama della Porta e Custode delle Strade (Equinozio d’Autunno)
 Morgana (sorella di Artù), l’Incantatrice e Regina della Ruota (Samhain, Halloween)
 Argante, la Dea e Dama del Lago (il Centro della Ruota dell’Anno)

Le nove dame sono inoltre suddivisibili in tre gruppi, ognuno formato da tre di esse:
✧ Igraine, Ginevra e Morgana: le parenti di Artù, fondamentali per la sua vita

✧ Argante, Nimue ed Enid: le Sorelle della Sovranità, appartenenti all’Altromondo, ovvero ad Avalon

✧ Kundry, Dindraine e Ragnell: le Damigelle del Graal, fondamentali per la riuscita della Cerca

Questi divini archetipi ci accompagnano durante lo studio della storia di Artù e del Graal, ma forniscono anche un aiuto ed uno spunto importante per vivere e comprendere le diverse festività dell’Anno, e per “sentirle” con pienezza, sperimentandole ed entrando, il più possibile, in comunione con esse.

MORGANA, Sacerdotessa iniziata, Soror Alchemica, Regina dell’Oltretomba. Connessa al potere della Luna, guaritrice e custode delle sorgenti sacre, guardiana delle porte tra i due mondi, è colei che ha avuto in sorte l’abisso e il suo ritorno, che conosce le vie dell’ombra e della luce. E, parallelamente, GALAHAD (Lancillotto), il guerriero iniziato al culto di Avalon e poi paladino di Camelot, Primo Cavaliere e fedele amico di Artù.


GINEVRA, la Regina Cristiana, connessa al potere del Sole e custode e garante del simbolo solare della Tavola Rotonda, è ideale di amore puro, che muove ad un’unione spirituale con il maschile, attraverso il CUORE.


ARTU’, corrispettivo maschile di Ginevra, il grande Re, il Cavaliere Rosso, che tiene uniti con il potere dellla Spada e del Calice il vecchio mondo dei Druidi e il nuovo mondo cristiano, fondando Camelot. Allo stesso modo unisce ed integra il potere del femminino sacro e del mascolino sacro, il potere dello spirito e la forza del cuore, l’impeto guerriero e lo slancio mistico, sancendo il passaggio dalla cavalleria terrestre a quella spirituale.


VIVIANA, la Dama del Lago, Sacerdotessa Suprema della Dea, che unisce il potere del Sole e della Luna, governa gli elementi della natura, veggente e custode dei cicli Vita/Morte, compagna e consigliera di Merlino, custode del Pozzo Sacro e della Sacra Spada che consegnerà ad Artù.


MERLINO, corrispettivo evolutivo di Viviana, il più potente dei Druidi, che nella leggenda cristiana è divenuto il MAGO, custode dell’antica sapienza esoterica e misterica. Colui che conosce “l’arte del fare”, i segreti dell’universo e domina gli elementi e le forze occulte della natura, attraverso il potere sottile della “coscienza illuminata” e della visione.


Questi personaggi sono considerati “archetipi dell’Eterno”, perché d’importanza fondamentale per la comprensione dell’uomo e del mondo; si possono trovare degli equivalenti in molte altre tradizioni, sebbene non sempre così ben delineati. Un’attenta riflessione sul loro significato può fornire spunti tanto a chi si interessa di psicologia del profondo, quanto a chi segue una delle molteplici vie dello spirito, alla ricerca di sé.

L’esame di queste figure archetipiche, e dei loro tratti fondamentali, risulta essenziale anche per una migliore comprensione dei testi arturiani, in cui le caratteristiche di personaggi e situazioni subiscono spesso modifiche apparenti a causa delle diverse sensibilità dei loro autori, appartenenti a luoghi ed epoche spesso lontani fra loro.