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venerdì 20 ottobre 2017

UN SOGNO LUNGO UNA VITA



UN SOGNO LUNGO UNA VITA

Non è facile raccontare la storia di due persone, di una vita differente, di qualcuno che faceva parte della tua famiglia a cui eri legato da vero affetto. Qualcuno che aveva vissuto anni bui, tristi, pieni di odio e rabbia verso qualcosa che non poteva essere (allora ma anche oggi) accettato. 
Nella famiglia di mamma era diventata una cosa "normale", le donne che rappresentavano la maggioranza, donne vere, che hanno sempre lavorato e vissuto in mancanza di uomini scomparsi troppo presto, non avevano nessun problema a considerare un "diverso", uguale a ogni altra persona, anzi difendevano a spada tratta soprusi e cattiverie.
Valerio e Claudio (li chiamerò così in rispetto alla loro memoria e per ciò che erano stati allora e che avevo conosciuto fin da bambino come i due zii un poco strampalati, ma affettuosi e simpatici), avevano vissuto vite diverse, uno vicino alle sue cugine, la mia nonna e prozia e l'altro a Milano ma, tutt'e due, fatte di dolore, di vergogna della famiglia, di botte da altri uomini per essere "diversi".
Valerio non aveva mai fatto mistero della sua omosessualità, in un paese così bigotto, pieno di pregiudizi cattolici ma il suo lavoro a Milano lo aveva, in un certo senso, salvato dalla "morte" fisica e psichica, nessuno può immaginare come sia e cosa sia la cattiveria umana verso le minoranze se non ha mai provato sulla propria pelle.
I due si erano conosciuti grazie alla sorella di mamma nel lontano 1957, erano giovani, belli e si innamorarono. Quando facevano visita a nonna e mamma, io li chiamavo zii e le due donne mi avevano spiegato cosa voleva dire l'amore indipendentemente che fossero uomini e donne.
Ero un bambino abbastanza intelligente per non aver capito di cosa si trattava e da allora tutto per me era stato normale.
Zio Vale mi regalava cioccolatini quando arrivava raramente da noi e quando con la mia zia Domenica, Maddalena ed altre amiche milanesi facevano vacanze al mare, mi portavano regalini di ogni tipo e le loro foto erano talmente buffe che mi facevano morire dalle risate.
Mi addolorava il fatto che mio padre ed i suoi amici li definivano in un modo cattivo e non capivo il perché fossero così spietati tra le arrabbiature di mamma e le frasi di papà quando diceva: "Non crescermi così perché ti caccio via... Meglio un ladro in casa che un c......e!"
Orribile.
A pensarci ora che tristezza, mentalità che non superavano pregiudizi ed ignoranza e si perpetuava tra padri, figli e nipoti maschilisti senza un minino di comprensione e rispetto.
Zio Vale e Claudio negli anni settanta andarono a convivere in un'altra grande città, dove finalmente avevano trovato più serenità al loro amore, gli anni passarono velocemente.
Claudio se n'era andato nel 2004 lasciando solo e disperato zio Vale dopo trentasette anni vissuti insieme, che tristezza, mi aveva colpito una frase che disse lo zio al ritorno dal camposanto.
"Il peggio è per chi rimane..."
Questa parole mi erano rimaste per molto tempo nella mente, quanto aveva ragione, lui sperava di raggiungerlo presto, un amore come il loro non poteva finire così.
Valerio era rimasto a vivere con una nipote di Claudio che lo aveva assistito fino alla sua partenza verso Claudio proprio pochi mesi fa ad ottantotto anni, 13 anni dopo senza il suo Claudio che aveva rimpianto per tutti quegli anni e che con lui ora, saranno nuovamente felici.
Perché ho voluto scrivere questa storia? 
Ho voluto, anzi dovuto farlo e non sono per il loro ricordo, per combattere nel 2017 ancora pregiudizi, perché l'amore non ha età e sesso, ma è stato un episodio triste a cui ho assistito ieri sera:
Due ragazzi per mano, due facce pulite, due giovani vestiti in jeans e giubbotto che passeggiavano in una via laterale alla mia e tre stupidi uomini che li avevano apostrofati: "Finocchi di m....a, andate a fare le porcate da un'altra parte..."
I due avevano affrettato il passo senza lasciarsi la mano e senza rinunciare al loro momento, al loro gesto affettuoso mentre gli altri vigliaccamente dalla loro auto, continuavano con epiteti terribili.
Mi erano tornati in mente zio Vale e Claudio che decenni prima avevano subito anche di peggio chiedendomi, come può l'essere umano non evolversi mentalmente? Come può un individuo insultare volgarmente un altro simile solo per il fatto di essere gay?
Tutti buoni e bravi a gridare uguaglianza, siamo tutti fratelli, siamo i figli di Dio, libertà per l'essere umano e poi?
Poi vedi violenze fisiche e verbali verso omosessuali, donne, anziani e tanto altro... 
Mi chiederò sempre quando verrà il giorno in cui davvero si capirà che le differenze e le barriere sono state create da noi stessi, da stupidi pregiudizi e ignoranza e soprattutto dalla paura.
Non succederà mai oppure forse, qualcosa cambierà?
Intanto rivedo i volti sorridenti di zio Vale e Claudio abbracciati in un foto con alle spalle uno splendido mare blu, indifferenti dalle brutture ma pieni d'amore l'uno per l'altro.

Giampaolo Daccò.

mercoledì 11 ottobre 2017

MAGICO SOTTOBOSCO



MAGICO SOTTOBOSCO

Autunno, una vacanza tra le colline ed i boschi... Tanto tempo fa.

Una lunga passeggiata, come tutte le mattine da quando avevo preso quella vacanza autunnale da un lavoro precario, mi aveva portato verso un bosco che ancora non avevo esplorato, verso quella macchia giallo-bruno-rossa che dalla finestra dell'albergo in cui ero ospite, mi aveva attratto subito da primo momento.
Non sapevo il perché della decisione di aver preso dieci giorni di ferie per visitare un posto poco conosciuto, come se lì, qualcosa o qualcuno mi stava aspettando.

L'istinto delle mie capacità esoteriche? Solo una scelta per un riposo assoluto?
Così dopo un'abbondante colazione, avevo intrapreso la via verso quella macchia, verso quel misterioso luogo. Con grande sorpresa, la strada proseguiva come un magico percorso coperto da foglie colorate in mezzo a alberi prima piccoli, poi più mi stavo addentrando, questi diventavano sempre più alti e profumati di resina.

Non faceva molto freddo, la mia leggera giacca a vento azzurra strideva tra quei colori dorati ma il passo mio rallentava ad ogni metro, non avevo voglia di correre ma di assaporare quella magica atmosfera incredibile, fatta di luci soffuse quasi rosate che penetravano tra le fronde quasi spoglie, fatta di colori uguali ad un dipinto di Monet, fatta di rumori della natura: cinguettii, fruscii, gorgoglii di piccoli rii nascosti chissà dove.
Ero talmente preso da tutto questo che dentro di me sembrava uscire una musica, quasi la sentivo nelle mie orecchie tanto la mia mente l'aveva creata. Mi ritrovai così a cantarla a voce alta e tutto allora si era come fermato.
Dopo qualche metro avevo capito che qualcosa di strano stava per accadere: avevo avvertito un silenzio,  delle luci d'oro davanti a me, un profumo strano, tutto questi mi aveva circondato come per un incanto.
Dentro nel mio animo era vacillata la mia sensazione di sicurezza, quando avevo udito dei leggeri scalpitii che provenivano davanti a me. 
Istintivamente mi ero nascosto dietro ad un grande albero dal tronco scuro con i rami pieni di foglie color ocra, celato osservavo la strada di fronte a me che poco più avanti scendeva sparendo alla vista.
Era stata una grande emozione quando prima apparvero delle corna maestose, poi lui un grande cervo dagli occhi scrutanti e a seguito una femmina e tre cerbiatti di una bellezza incredibile. 
Avevo trattenuto il fiato per l'emozione e per non farmi sentire ma, il loro olfatto li aveva fatti voltare verso l'albero che mi nascondeva.
L'odore umano era molto forte per loro, in quell'istante avevo preso una decisione incosciente forse pericolosa e mi ero mostrato loro quasi immobile in messo al sentiero.
L'aria si era fermata, la luce dorata incorniciava quelle magnifiche bestie ferme ad osservarmi, non so chi aveva fatto il primo passo, ma mi ero reso conto che sia il maschio che io, ci stavamo avvicinando pericolosamente verso entrambi.
La femmina ed i tre piccoli, erano immobili in fondo alla strada, confesso che avevo paura e non capivo perché quello strano e magnifico animale si stava avvicinando a me.
Guardando il suo muso ed i suoi occhi neri e penetranti che si facevano più vicini, mi era passata nella mente una visione di un'isola circondata da una bruma azzurra, una barca e un vestito bianco che probabilmente indossavo chissà quanti secoli fa.
Eravamo a circa dieci metri l'uno dall'altro quando una piccola lepre bianco grigia si era messa tra noi fermandosi a metà percorso. Era arrivata all'improvviso e si era bloccata in mezzo al sentiero coperto di foglie, la testa era rivolta verso il grande cervo e in un attimo o forse dopo un secolo, la grande bestia si era girata e corse verso la sua famiglia scomparendo dopo la strada.
Lei, la lepre, stava ferma lì in mezzo alla strada, poi come un colpo di vento era fuggita nella boscaglia e in pochi istanti tutta la vita del sottobosco riprese a "cantare" come prima, nel momento in cui ero entrato in quella fitta macchia.
Durante il ritorno, ormai uscito da quel meraviglioso posto, mi chiedevo cos'era successo, sentivo ancora la canzone dentro di me mentre il mio albergo e le case del paese erano sempre più vicine.
Mii ero soffermato vicino ad una staccionata e mi appoggiai rivolgendomi verso quel bosco, il sole era alto e quel luogo era diventato un grande punto colorato ma non vedevo più la luce magica che c'era all'interno.
Rivedevo quelle stupende bestie, l'atmosfera ed il silenzio che aveva preceduto la loro presenza, l'immagine di quell'isola e la piccola lepre, avevo pensato di aver vissuto una magia, una piccola avventura strana che se fosse andata avanti, mi avrebbe portato chissà dove.
Avevo sorriso a me stesso e fischiettando la canzone che avevo nella mente, avevo ripreso la strada che portava all'albergo con un animo più leggero ed allegro.

Giampaolo Daccò

martedì 3 ottobre 2017

ACQUA MAGICA



ACQUA MAGICA

Estate,
un tramonto infuocato era stagliato davanti a noi con una Luna, la nostra Dea Madre, nel mezzo cielo blu verso oriente.
Nonna ed io eravamo tornati da poco dai campi colorati vicino al fiume con la borsa di canapa piena di fiori, erbe e radici...
La mia nonna la "strega buona", quella che mi aveva lasciato la pesante eredità del "segno".
Non era passato tanto tempo da quando mi aveva insegnato ad usare, lavorare e creare con le erbe, profumi e pozioni "magiche".
Ma mancava ancora qualcosa al suo insegnamento: l'Acqua. L'elemento da cui nasciamo, l'elemento della nostra Dea Madre, la fonte di vita, quella che ci nutre e purifica.
Nonna aveva guardato la Luna dalla porta dell'entrata verso il cortile, dopo averla chiusa dolcemente, mi aveva guardato dicendomi: "E' ora..."
Mi aveva condotto in cucina, ci eravamo avvicinati al lavello situato sotto la finestra con le inferriate che dava verso ovest, verso il tramonto, verso il fiume ed i campi.
Mi aveva sorriso dolcemente e i suoi occhi neri brillavano in quella luce rossa, i suoi capelli scurissimi e cotonati avevano bagliori di carminio sulle ciocche raccolte.
Aveva posto una bacinella di rame sul tavolino accanto e ne aveva versato dentro dell'acqua fredda da un vaso rotondo di cristallo.
"Paolo, conta molto il non usare oggetti quadrati o comunque con angoli, vedi?... Il cerchio, la sfera amalgama bene gli elementi, non ti sei accorto che nell'acqua c'era del sale e delle gocce di arnica? La bacinella di rame è rotonda anch'essa?" annuivo affascinato dalle mosse di lei.
"Fai quello che faccio io ora visto che abbiamo posato le erbe, le radici e le foglie nei loro vasetti, nome per nome. Ecco..."
Aveva posato le palme delle mani sopra l'acqua, formulando brevi parole che mi aveva insegnato e poi le aveva immerse fino a toccare il fondo e lentamente crescendo con il movimento, le aveva fatte ruotare in senso orario e poi anti orario.
"Ora fallo anche tu, lentamente e dolcemente... Lei ha bisogno di questo..." aveva continuato tenendole immerse per un breve periodo e non appena le aveva tolte dal recipiente, aveva girato le sue mani con le palme all'insù verso il sole quasi tramontato.
"Tutto questo serve per liberare l'energia cattiva accumulata durante il giorno, a scuola, sul lavoro e in altre momenti della giornata e va sempre fatta prima ci cena o preferibilmente prima di coricarsi a letto. Le si tiene immerse per un poco, almeno cinque minuti formulando le parole che ti avevo insegnato e le palme delle mani devono rimanere aperte fino a toccare il fondo. Intanto devi pensare con la tua mente alle cose brutte della giornata e farle perdere dentro quest'acqua magica... Visto?"
Sapevo che non era solo una purificazione ma una preparazione per l'arte esoterica che già, era inculcata dentro di me fin da quando ero venuto al mondo. Era un'iniziazione alle arti esoteriche notturne.
Più tardi, dopo cena mentre nonna parlava con mamma e zia, mi ero seduto vicino alla finestra dove avevamo fatto quel rituale, il tramonto aveva lasciato posto alla notte stellata e la mezza falce bianca della Dea Madre era là, sopra di me, sopra il mio sguardo.
Ero sereno quasi felice, Lei aveva visto tutto e quasi sentivo le maree lunari dentro di me anche se ancora non ne avevo preso coscienza ma... L'astro argenteo in alto mi "proteggeva" con la sua luce riflessa e l'energia femminile che ne scaturiva avvolgendo la nostra Terra.
Avevo sorriso alla Luna come un folletto dispettoso appoggiando la testa sul braccio e subito la mia mente, aveva preso la strada della fantasia.

Giampaolo Daccò


mercoledì 20 settembre 2017

PRIGIONIERO DEL MONDO



PRIGIONIERO DEL MONDO

Avere voglia di scappare, di fuggire lontano da tutto. Lontano da tutte le brutture, le ipocrisie, le falsità e dai giochi di potere, di odio, di gelosia.
Avere voglia di andarsene per lontane terre isolate, dove raramente si incontra anima viva se non nativi che nulla sanno di ciò che succede sulla nostra terra.
Voler vedere l'incanto dell'alba rosa sugli oceani, la luce abbacinante del sole allo zenit tra rocce aride di deserti infuocati, il tramonto che cala dietro ad alti monti innevati che tinge il cielo  di malinconici colori.
Godere della luna bianca in cielo tra mille astri d'argento disteso su sabbie azzurre mentre le onde del mare cullano i miei sogni e contare quante stelle cadenti solcano il cielo della notte scura.
Assaporare l'atmosfera della nebbia in prati bruni d'inverno, sentire profumi di fiori tra campi adagiati ai piedi di colline in primavere tiepide.
Sentire il vento caldo dell'estate sulla pelle mentre navighi solitario su una barca di legno chiaro mentre all'orizzonte si stagliano isole incantate, gustare la polpa dell'uva tra vigneti dai mille colori mentre tra le colline incalza il rosso dell'autunno.
Vorrei...
Vorrei fare tutto questo, vorrei sentirmi libero di essere ciò che sono ma...
Ci sei tu accanto a me, non potrei farlo se ti lasciassi per vivere questa fantasiosa ed egoistica libertà, mai potrei stare senza te al mio fianco, tu mia splendida luce, anche nei lunghi momenti di buio.
Io resterò qui accanto a te, prigioniero di questo  mondo.
Prigioniero di un mondo che spesso impedisce di volare dove si vorrebbe, ostacola di vivere lontano da tutte le finzioni e i ruoli affidatici dal destino, dalle altre persone e da noi stessi.
Ma accanto a te è e sarà più facile proseguire questo cammino fatto di insidie e di giochi nascosti, un cammino che ci vede tutti i giorni prigionieri, prigionieri tranne che il nostro cuore e la nostra mente.
Vicino a te sarò sempre felice e prigioniero di questo mondo.

Giampaolo D.


venerdì 15 settembre 2017

MY PICS: A "photographer" who wants to be a photographer


History of an image/Storia di un'immagine

Alba metropolitana

Alba grigia

Tramonto rosa di Luna calante

Strada di neve

Spirali d'asfalto

Il riposo del Sole

Primavera rustica

Inverno nostalgico

Verdestate

Favola d'autunno

Sogno d'argento

Porto sicuro

Un angolo verde

L'arrivo

Blu metropolitano

Maestosa immensità

martedì 12 settembre 2017

PRIMA DELL'AUTUNNO




Alessandria, 12 settembre 2017

PRIMA DELL'AUTUNNO

Non è ancora arrivata
la bruna leggera
dell'autunno imminente.


Non ancora sono
cadute le foglie
rosse e gialle secche,


Eppure nell'aria
un profumo intenso
d'autunno pervade.


Alberi che presto
diventeranno come
ombre grigie malinconiche.


Tappeti colorati
saranno le stade
umide e scure.


Il vento pungente
il cielo sfregiato
di pallido grigio.


Tutto sarà intorno
a noi persone frettolose
pochi si accorgeranno.


Pochi vedranno
tutta la bellezza
che ci circonda.


Presto l'autunno
tornerà come
emigrano le rondini.


Il verde farà posto
ai colori accesi
dell'ombrosa oscurità.


Ed il tempo inclemente
percorrerà la sua strada
come sempre.


Giampaolo Daccò 
(photo GP Daccò)

giovedì 31 agosto 2017

IMMAGINI INCANTATE (alcuni miei scatti senza commenti)



Dilettanti scatti di fotografie
fatte durante i miei viaggi
in giro per il mondo.
Immagini, ricordi e la voglia 
di partire e fermare in un attimo
qualcosa di meraviglioso.

Giampaolo D.























mercoledì 30 agosto 2017

IL BATTITO DEL CUORE



IL BATTITO DEL CUORE

Come batteva forte il cuore
quando ci eravamo fermati 
nella radura tra verdi montagne
vicino al lago blu incantato.

Come batteva forte il cuore
non capivo se fosse per la corsa
o per i tuoi occhi color del cielo
oppure per il tuo sorriso dolce.

Come batteva forte il cuore
mentre prendevi la mia mano
per alzarci insieme agli altri
proseguendo il cammino nel bosco.

Come batteva forte il cuore
saperti cosi accanto sfiorandoti
per caso una mano o il braccio
sentire il tuo sguardo su di me.

Come batteva forte il cuore
gli altri erano davanti a noi
la tua mano posata sulla mia spalla
e io avrei voluto baciarti.

Come batteva forte il cuore
nei giorni del primo amore
dove il sentimento pulito
faceva sognare un mondo di fiabe.

Come batteva forte il cuore
nei nostri piccoli dodici anni
dove il rossore delle guance
era la cosa più dolce del mondo.

Come batteva forte il cuore
quando ormai eravamo lontani
la vacanza finita troppo presto
ed i miei pensieri volavano da te.

Come batteva forte il cuore
teneri ricordi di un passato
di ragazzini ingenui e romantici
dove ancora tutto era da scoprire.

Come batteva forte il cuore...

martedì 29 agosto 2017

E DI NUOVO IL PROFUMO D'AUTUNNO




E DI NUOVO
IL PROFUMO DELL'AUTUNNO

Non è ancora finita l'estate ed il caldo ma il cielo alla sera, prolunga le ombre ed il vespro si annuncia in anticipo di qualche ora... 
Nonostante le foglie verdi ed i fiori nei giardini e sui balconi, sento già il profumo dell'autunno arrivare.
L'estate è ora una sottile sensazione di una stagione che va a morire piano piano, è un disagio leggero che penetra nell'intimo e ti fa capire che presto un'altra stagione triste e malinconica sta per giungere.
Ho sempre amato l'autunno e l'inverno da ragazzo perché con i colori, i profumi e le atmosfere mi facevano sognare, fantasticare, provare sensazioni inebrianti... 
Era come entrare in un magico mondo ovattato dalla nebbia, dal vento, dalla pioggia, dalla neve, dalla brina e dalla sensazione di calore che si provava quando si tornava a casa dopo una giornata di studio, di lavoro. 
Solo lì ti sentivi protetto e cullato tra luci, il tappeto su cui potevi camminare a piedi nudi, le coperte calde e il cibo gustoso, pieno e la sera leggere un bel libro mentre fuori il buio gelido della notte lo si sentiva così lontano.
Poi un giorno era accaduto qualcosa.
Qualcosa che aveva stravolto tutto ciò che amavi, che ti faceva star bene e quelle atmosfere sparirono piano come una cometa che veloce, si era schiantata nell'atmosfera diventando polvere.
Le belle sensazioni lasciarono il posto alla malinconia, al disagio, al desiderio di fuggire, all'avversione di quei colori che un tempo facevano sognare ed entrare in una favola.
Più il tempo passava e più l'avversione per questa stagione e la successiva si trasformava in odio.
Odio per quelle sere buie, per quella nebbia, per quella pioggia, per il freddo, per la brina, per il vento, odio per quello che era stato e che non era più.
Ed intanto il tempo passava e l'odio piano si trasformava in rassegnazione, in una accettazione inconscia insieme alla speranza che tutto questo tempo, se ne andasse in fretta, più veloce... 
Poco importa se gli anni volavano via velocemente.
Ora non ci sono più sentimenti per questa stagione, mi lascio vivere non pensando, non ci sono più le calde atmosfere, non esistono più le cose che ti facevano stare al sicuro in casa, esiste solo l'indifferenza per ciò che si muove attorno a me, tanto come ogni stagione, questa cambierà il suo aspetto a breve e il lavoro aiuta a non ricordare un tempo sereno ormai lontano.
E' la vita, si cambia come le stagioni, si è allegri e vivi come la primavera e l'estate, si diventa malinconici e disillusi come l'autunno e l'inverno.
Eppure ancora riesco a guardare i colori a sentire i profumi, perdermi nei rossi dei tramonti e la sensazione strana del vento che facendo volare i capelli fa perdere i pensieri nel nulla... 
Ecco l'indifferenza, l'indifferenza dell'inverno che si affaccia nella mia vita, ma ancora sto aspettando questo autunno che, spero, passi via il più velocemente possibile.

Giampaolo D.

lunedì 21 agosto 2017

...E SOGNARE...



...E SOGNARE...

La strada in discesa
oleandri e palme
come filari colorati
seguivano l'asfalto.

L'auto correva veloce
giù per quella strada
mentre cantavamo
illuminati dal sole.

Lontano quella distesa
mare azzurro cobalto
una spiaggia dorata
macchiata di verde.

I nostri piedi 
impronte su granelli dorati
il vento caldo estivo
tra i capelli e sulla pelle

Le onde bianche infrangersi
sulla rena e urla di gabbiani
mentre il sole calava
tingendo il paesaggio di rosso.

Profumo di salsedine
inondava quel posto
il mare tinto di tramonto
e la prima stella lassù

Disteso guardavo il cielo
sole rosso lontano
lucine d'argento nel blu
e la risacca come un'eco

Il mare con le onde leggere
bagnava i miei piedi
sentivo voci ad occhi chiusi
...E sognavo...

G.D.


lunedì 7 agosto 2017

IN QUELLA STRADA DI CITTA'


IN QUELLA STRADA DI CITTA'

Lei era uscita da quella casa dove l'aveva vista un tempo felice, dove viveva con quell'uomo che amava e che l'aveva sposata pochi anni prima. 
I loro due piccoli figli erano in vacanza al mare dai nonni per passare il periodo autunnale in un posto soleggiato e tiepido, mentre Milano era immersa in una pioggia ed umidità senza colore.
Non essendoci, loro non avrebbero chiesto a lei: "Mamma dove vai? Possiamo venire anche noi con te ti prego..." e non avrebbe dovuto dire una bugia inventata lì per caso, guardando la loro delusione negli occhi vispi.
Lei era uscita dopo aver ascoltato per caso quella telefonata, tra il marito e l'altra, quella di cui non conosceva l'esistenza ma che da mesi stava scaldando i pomeriggi e a volte qualche sera del suo uomo che adesso le pareva un estraneo. 
Lui le raccontava di impegni di lavoro e di colleghi con cui doveva discutere di progetti fino a tardi.
Stupida, stupida stupida!
Come aveva potuto credergli? Come aveva fatto ad essere così ingenua?
La nebbiolina umida scendeva su di lei, sul suo impermeabile chiaro mentre si guardava nelle vetrine dei negozi in quella strada di città, vedeva il suo volto triste ed i suoi biondi e lunghi capelli che la facevano più giovane dei suoi ventotto anni. 
Sentiva le lacrime scendere lente sul bel viso. Che cosa avrebbe fatto ora? Perché gli aveva lasciato quel biglietto in cucina: "Esco per delle commissioni, torno presto."?
"Torno presto? Non dovrei tornare mai più in quella casa e prendere il primo treno per raggiungere i miei cari" questo era il suo pensiero mentre istintivamente era entrata in quel bar pasticceria di fronte al quel palazzo importante, si era seduta ad un tavolino posto in un angolo e aveva ordinato un tè bollente per scaldare se stessa, per scaldare la sua anima più che il corpo leggermente infreddolito.

Lui era uscito dal tribunale quel tardo pomeriggio, la sentenza era stata definitiva: suo figlio non lo avrebbe avuto solo che per tre giorni al mese, mentre lei, l'ex moglie avida del denaro e di tutto ciò che lui possedeva, aveva preso l'occasione giusta in un momento in cui il suo ex marito aveva avuto una piccola debolezza, una sorta di rifugio occasionale tra le braccia di una collega anche lei in crisi col marito, ma che aveva confessato alla ex moglie per via della sua onestà e lealtà.
Aveva commesso quell'errore di una sera grazie alla continua freddezza di lei nei suoi confronti, una freddezza che da sempre lo aveva ferito e scambiata per carattere difficile.
Invece l'ex moglie, i calcoli li aveva fatti bene. 
La furba, si era presa tutto dall'avvocatessa di grido, alla casa, al figlio fino a quel mantenimento sostanzioso che le avrebbe permesso una vita agiata, incurante degli occhi tristi del figlio di dieci anni che avrebbe voluto abbracciare e stare con il padre che amava tanto.
Lui aveva guardato il suo bimbo con gli occhi lucidi dopo quella terribile condanna immeritata, lo avrebbe visto tra due settimane e per la prima volta con la presenza scomoda di un'assistente sociale decisa dal giudice.
Subito fuori da quelle aule austere e da quell'imponente palazzo grigio, aveva telefonato ai suoi e li aveva sentiti disperarsi, ma ormai il destino aveva tessuto il suo disegno come un ragno con la sua tela.
Si era ritrovato in quella via sotto una nebbiolina umida e tirandosi su il bavero della giacca era entrato in quel bar pasticceria quasi di fronte al tribunale sedendosi ad un tavolino vicino ad una donna bionda dagli occhi tristi che sorseggiava piangendo una calda bevanda.

La nebbia umida aveva lasciato posto ad una sera scura, l'asfalto era lucido e le insegne dei negozi si riflettevano su di esso mentre la città sembrava un formicaio dove le persone tornavano a casa di fretta, dove i tram sferragliando portavano via centinaia di persone mentre innumerevoli auto sfrecciavano nelle strade piene di negozi.
Lui e lei erano usciti insieme dopo aver scambiato qualche frase, si erano guardati negli occhi in quella pasticceria ed entrambi avevano visto se stessi negli occhi dell'altro. Non sapevano neanche loro il perché avevano deciso di uscire e di camminare lungo quel viale alberato dove nessuno li conosceva o che li avrebbero visti amici e conoscenti, intanto ognuno raccontava all'altro la propria storia, la propria disperazione.
Lei si era accorta che lui l'aveva accompagnata quasi fin sotto casa, era un bell'uomo dagli occhi azzurri e sinceri, dal sorriso caldo e buono, le aveva fatto battere il cuore improvvisamente mentre lui le porgeva la mano per salutarla. 
Lui la guardava intensamente provando una tenerezza incredibile per quel volto dolce dallo sguardo chiaro e limpido, l'aveva salutata stringendole la mano e girandosi si era allontanato per sopprimere la voglia di baciarla.
All'improvviso si era fermato più avanti e voltandosi, si era messo a correre verso il posto in cui l'aveva lasciata, eccola l'aveva vista dopo una breve corsa, si era solo incamminata lentamente poco più avanti. 
Aveva quasi urlato il nome di lei mentre la donna bionda si era fermata improvvisamente, lui le si era parato davanti con il sorriso e la fronte bagnata di sudore.
Le aveva messo nelle mani il suo numero di telefono e le aveva baciato dolcemente il dorso della mano come un antico cavaliere, imbarazzata rispose a lui con un sorriso arrossendo un poco, in quel mentre si era sentita sicura, lo avrebbe chiamato e poi il destino avrebbe deciso per loro.

Un suono campane di una chiesa vicino aveva annunciato l'inizio della messa, la statua posta sul campanile sembrava guardare le due figure sotto che stavano prendendo le proprie strade per far ritorno a casa, mentre una leggera foschia stava scendendo dal cielo su quella via di città.

Giampaolo D.




sabato 29 luglio 2017

INDIMENTICABILE



INDIMENTICABILE

Riccione, 11 agosto 1981

Il sole caldo sulla mia pelle, un'aria tiepida sembrava un velo che si muoveva sul mio corpo, il rumore delle onde che s'infrangevano sulla spiaggia cullavano il mio riposo, non sentivo quasi, il vociare dei bagnanti e le urla dei bambini che giocavano attorno a me.
Un isolamento, il mio, dovuto alla mente che fantasticava su ciò sarebbe accaduto in questa vacanza per me meravigliosa.
Pigramente avevo risposto a mia sorella che non sarei andato in acqua con lei e mio cugino, quando mi aveva chiesto poco prima se andavo con lei... Sognavo l'incontro al bar di pochi giorni prima con quei meravigliosi occhi chiari mentre ordinavo una bibita.
Da quel giorno, ci eravamo visti al mattino ed alla sera fino a notte fonda, avevamo fatto l'amore in spiaggia, nella mia stanza poi nella sua sempre in albergo. Avevamo fatto passeggiate in bicicletta per la cittadina e colazione seduti sotto alti alberi nelle vie del centro, alberi che davano ombra e serenità in quell'agosto caldissimo.
Un'ombra si era proiettata davanti a me, non avevo aperto gli occhi, sapevo già chi fosse. Avevo sentito le sue labbra sulla mia bocca, labbra che sapevano si sale mentre gocce fresche d'acqua di mare scendevano sul mio viso.
"Ehi ragazzini piano coi baci ci sono vecchiette in fase di scandalizzarsi." la voce di mio zio era risuonata tra noi ed i vicini, scoppiando a ridere. Le tre signore anziane a due ombrelloni da noi, avevano fatto una faccia stizzosamente snob a quelle parole, mentre io, aprendo gli occhi avevo visto il mio parente strizzarmi l'occhio.
La sua mano mi aveva preso forte il braccio e mi aveva fatto quasi alzare di corsa... Mi ero ritrovato a correre insieme verso il mare, le onde si avvicinavano sempre i più e dopo qualche metro ci eravamo ritrovati sott'acqua stretti in un abbraccio quasi erotico.
I sensi si stavano accendendo ma non potevano certo lasciarci andare in mezzo a tutte quelle persone,  così ridendo, eravamo risaliti in superficie con la testa. I nostri occhi si guardavano intensamente, provavamo le stesse cose, non avevo mai sentto una passione così forte, così sensuale, era un'estate di fuoco.
"Komm, Giampaolo, haben wir zuerst kommt, wird zuerst Schuh zu meinem Bruder, gibt es neben roten Boot, um zu sehen, die Dame ... Venire... Prima tu o me...“
Al momento non avevo capito nulla ma compresi il suo gioco, vinceva chi arrivava prima al pattino dove c'era suo fratello e la sua amica, la sfida era iniziata.
Per strano gioco del destino eravamo arrivati insieme, il premio era stato un bacio e una manaccia rude del fratello che mi aveva spinto sott'acqua, ero risalito tra bolle, ronzio nelle orecchie e risate dei tre seduti sul pattino. Li avrei ammazzati, avevo bevuto l'acqua di mare.
Mi ero seduto anche io con loro e guardavo la riva piena di bagnanti ed una bellissima ragazza dal costume rosso, mia sorella, che con la mano mi salutava ridendo.
Poi mi ero rivolto con lo sguardo verso i tre tedeschi seduti con me sorridendo, mi sentivo felice e Markus suo fratello, aveva iniziato a remare verso la riva, lui almeno parlava l'italiano quasi corretto.
"Giampaolo, noi andare a casa tra tre giorni, dopo Ferro Agosto... Mi dispiace..."
Avevo sentito un colpo al cuore pensando "così presto?", mi ero voltato verso destra dove avevo visto i suoi occhi tristi nonostante il bellissimo sorriso.
"Pero noi scrivere o telefonate tu... Tu venire Stuttgart ospite mia famiglia... Okay?"
"kay..." avevo sorriso cercando di nascondere il colpo ricevuto, la spiaggia era ormai a pochi metri, non avevo voglia di pensare alla fine di quei giorni, avevo preso la sua mano e saltando giù dal pattino, eravamo finiti di nuovo ma nell'acqua bassa.
Ci eravamo seduto a guardare le vele di alcune barche lontane e senza guardarmi la sua voce  disse:
"Haben Sie nicht verlieren, wenn Sie nie Sie in der Lage sein zu sehen, müssen Sie wissen, dass ich nie mit Ihnen diesen Urlaub vergessen. Nie erinnern... Me no ti scorda mai..."
"No occhi blu, anche io non ti scorderò mai." risposi con un bacio.
Un aereo da turismo stava passando sopra le nostre teste e con se, portava uno striscione rosso con la scritta in giallo:
"BENTORNATI NEL PARADISO DELL'AMORE"
E se fosse stato un segno?

G.D.

giovedì 20 luglio 2017

Invisibili Creature: FOLLETTI (Seconda Parte)


FOLLETTI



Creature designate come folletti

Paul Sébillot parla dei folletti come di una grande tribù e Anne Martineau ne conta 30000 specie soltanto in Francia. Nel 1992 se Pietro Dubois dice che la parole "folletto" designa comunemente l'insieme del piccolo popolo in Francia, insiste anche sul fatto che i folletti formano un'intera razza a parte, da non confondersi con i folletti di Vallonia e delle Ardenne francesi di cui l'habitat e le leggende sono differenti, né con i coboldi, né con i gobelins e gli gnomi distinti soprattutto per l'etimologia. La maggior parte degli scritti dei folletti sono specifici alla Francia e si trovano maggiormente in Bretagna, nelle Ardenne sulle Alpi e in Picardia, ma qualche testo ne evocano nella contea di Devon, nello Yorkshire, nelle Fiandre, in Germania e in Italia. Nel Berry e secondo George Sand, gli elfi sono soprattutto chiamati folletti.
Pierre Dubois include tra i folletti propriamente detti chorriquets, bonâmes, penettes, gullets, boudigs e bon noz di cui il ruolo è soprattutto di curare i cavalli e il bestiame e ci aggiunge la Bona d'Auvergne, che si traveste nel ruolo di cabrette. Altre creature sono qualificate degli elfi, come il fullettu della Corsica, che con la sua mano di stoppa e la sua mano di piombo si attacca alla gente sdraiata. In Provenza e in Languedoc, il Gripet e il Fantasti si occupano del bestiame e delle stalle. I Pirenei conoscono Truffandec, genio del focolare soprattutto notturno e diabolico, e il Paese basco il "laminak". L'Alsazia ha numerose storie dei elfi, come quella di Mikerlé nella valle di Guebwiller. La Svizzera usa il nome di folletto. Nell'Allier il folle fa degli scherzi villani, come lo gnomo del paese Poitevin. Il nome Fadet è attestato nella città di Vienna.


In Bretagna


In Bretagna si distinguono diverse categorie di folletti, ciascuno associato a un luogo o a determinate caratteristiche. Esempi di nomi di folletti sono i korils, i kannerez, i korikaneds. Ultimamente sono chiamati tutti "korrigan". I folletti bretoni sono relativamente simpatici secondo Sébillot. Partecipano efficacemente ai mestieri domestici, preparano i pasti, si occupano dei cavalli. I folletti bretoni sarebbero potuti essere stati ammessi nelle chiese della bassa Bretagna, ma sono dispettosi.


In Vallonia e Champagne-Ardenne


Il lûton delle Ardennefranco-belghe condivide la stessa origine con il folletto, ma le grotte, le caverne e i sotterranei sono l'essenziale del suo habitat secondo il folklore locale. Spesso sono misantropi e la loro origine è legata alla mitologia popolare, in particolare a quella del periodo gallo-romano. Altri folletti sono spaventosi e si manifestano sotto forma di fiamme, altri ancora come "il mangiatore di ossa" vivono nei cimiteri.

Nella Franca Contea, nelle Alpi ed in Svizzera


Ci sono folletti benevoli protettori del focolare e soprattutto del bestiame che egli guida in montagna. I paesani danno loro il primo latte del mattino per proteggersi dai loro raggiri. Nel Tirolo i folletti sono spesso rappresentati come anziani e vestiti di stracci e si pensa che vivano presso Hochfilzen e offrano molti servizi agli uomini. I paesani li ringraziano offrendo loro nutrimento negli chalets. Sono generalmente molto suscettibili se gli uomini dimenticano la loro razione di latte.

In America del nord, soprattutto in Québec


La credenza verso i folletti ha invaso l'America del Nord con i coloni francesi e più in particolare la zona del Québec, dove hanno preso le sembianze di animali. Questi folletti sono o buoni o cattivi, possono controllare i fenomeni atmosferici. Essi inoltre detestano il sale, condividono la loro vita con i cavalli.


In Nuova Caledonia


Gli autori francesi che studiano le tradizioni popolari dellaNuova Caledonia, menzionano i folletti nella credenza dei "kanaks", per la quale la foresta è sacra.

In Italia


Nel saggio di Charles Godfrey Leland Etruscan Roman Remains in popular traditions (1892), sono citate numerose invocazioni ai folletti rivolte dagli abitanti della "Romagna Toscana".
Nel romanzo Il Monte dei Folletti (2012), di Giordano Berti, i folletti che dimorano sull'Alpe di Monghidoro, al confine della Romagna Toscana, salvo restando le loro prerogative di esseri fatati, rispecchiano fedelmente le virtù e i difetti degli esseri umani.
Fra le voci che nel folklore italiano (a seconda delle fonti) possono corrispondere alla descrizione generica dei folletti, si possono citare:

Aùra
 
(Puglia)

  • Culèis (Piemonte)


Evoluzione delle credenze

I folletti sono conosciuti attraverso delle favole e dai racconti popolari. In queste creature c'è un'importante evoluzione: il Nettuno acquatico primitivo è visto come un demone pericoloso, ma il genio del focolare molto servile più che incostante e suscettibile, è l'archetipo del folletto. Secondo Claude Lecouteux dal Medioevo al Rinascimento il concetto di genio domestico è molto vivo ed è attribuita ai folletti la paternità dei viaggi sfortunati. Ultimamente le storie sui folletti sono diventate semplici leggende popolari.

Medioevo


Una delle prime attestazioni di credenze nei confronti dei folletti è di Burchard de Worms che, verso il 1007, parla di Pilosus e Satyrus, sorta di geni domestici che si manifestavano nelle cantine delle case, ai quali c'è l'usanza di offrire delle scarpe o degli archi di piccola taglia. È probabile che egli abbia cercato di chiamarli con nomi latini lasciando perdere i nomi volgari.
Nel 1210, Gervais de Tilbury scrive in Les Divertissements per un imperatore un capitolo intitolato Sui fauni e sui satiri che forma la prima testimonianza dettagliata sul piccolo popolo medievale. Si parla di folletti chiamati "nuiton" in francese e "portuns" in inglese, nascosti sotto le spoglie di fauni satiri e succubi. Questi esserei abitano con i paesani ricchi nelle loro case e non hanno paura né dell'acqua benedetta né degli esorcismi, questo li dissocia dai Diavoli. Essi assistono "le persone semplici e di campagna" e si occupano facilmente e senza sforzo dei lavori più umili.
Senza essere dannosi, possono deridere gli abitanti. Essi entrano nelle case di notte attraverso le porte chiuse e si riuniscono attorno al fuoco per mangiare degli stracci grigliati. Essi hanno tuttavia la brutta abitudine di aggrapparsi ai cavalieri inglesi che galoppano di notte, per condurli nel pantano, prima di fuggire ridendo. L'insistenza con cui Gervais de Tilbury afferma che i folletti sono generalmente inoffensivi e non si spaventano degli oggetti religiosi lascia supporre che questa opinione non debba essere associata alla sua epoca. Egli aggiunge che i demoni prendono l'aspetto dei Lari, ossia degli spiriti della casa.
La religione cristiana ha un'influenza non trascurabile sulla percezione dei folletti. La Chiesa tuttavia non arriva a sradicare queste creature discendenti dalla mentalità pagana, malgrado i suoi sforzi, né la credenza secondo la quale i defunti si trasformino in spiriti per continuare a manifestarsi. Claude Lecouteux riporta un testo didattico del XV secolo secondo il quale i gobelins sarebbero dei diavoli inoffensivi, creatori di illusioni e fantasmi, che Dio lascia errare. Pierre Dubois evoca l'abbandono di un monastero domenicano nel 1402 a causa della presenza di un folletto in collera che non era stato possibile allontanare con nessuna preghiera.

Tempi moderni


Le credenze durano dal 1586, quando Pierre Le Loyer, iniziò a parlare nei suoi testi di folletti. L'anno successivo François Le Poulchre stabilì una sorta di classificazione elementare dei folletti. Nello stesso periodo in Germania, Hinzelmann descrisse come un "koboldo tedesco" possa assomigliare al folletto francese. Nel 1615 un folletto apparve miracolosamente vicino a Valencia tutti i giorni tranne la domenica e le festività. Nel 1728 un francese di passaggio a Hechingen arrivò in città proprio nel momento in cui un'ordinanza aveva imposto di cacciare tutti gli spiriti cattivi della casa. Tutte queste prove testimoniano l'esistenza dei folletti in tutte le zone del mondo.

XIX secolo


Numerosi eruditi del XIX secolo continuarono a credere nei folletti. La relazione con i folletti non è tuttavia sempre semplice: alcuni autori francesi hanno manifestato nel tempo la loro ossessione e il loro combattere incessante contro queste creature considerate demoniache. Questi scrittori sono oggi considerati come i precursori del "fantastico" o archetipo del "folle" letterario.

Influenze dello spiritismo e della teosofia


La popolarità della dottrina spirituale e delle altre che ne sono derivate, come la teosofia, conducono a una nuova visione di questi esseri. Allan Kardec chiama «spiriti leggeri» tutti i «folletti, gnomi e fate» aggiungendo che sono «ignoranti, maligni, incoscienti e dispettosi». Nella sua autobiografia, la medium Lucie Grange afferma di avere un folletto domestico chiamato Ersy Goymko nel suo focolare, il quale assomiglia a un giovane uomo biondo di 22 anni.

Collezioni di campagna

La maggior parte delle numerose testimonianze del XIX secolo riguardano le campagne, grazie al lavoro della collezione effettuata dagli amanti del folclore. In Picardia, Henry Carnoy colleziona parte della letteratura orale a partire dal 1879, di cui una parte ha come tematiche i folletti. Paul Sébillot, autore del Folklore di Francia scrive all'inizio del XX secolo un'opera immensa nella quale i folletti sono presenti ovunque: «Nella legna, nell'acqua, nelle grotte e nelle case». Dalle sue collezioni in Bretagna, Anatole Le Braz riprende da sé testimonianze, fino all'epoca in cui ogni casa ha un suo folletto.

XX e XXI secolo

« J'aime mieux croire aux lutins qu'à vos cryptogames.
Les lutins, au moins, on les a vus. »
-Charles Le Goffic, L'âme bretonne
Le credenze nei folletti perdurano nelle campagne all'inizio del XX secolo, approssimativamente fino alla Prima Guerra mondiale in Francia e fino agli anni venti in Québec. Léon Le Berre descrive nella sua opera Bretagna di ieri l'ultima parte della sua giovinezza, quando i paesani si liberarono dell'esistenza dei folletti. Negli anni settanta, Albert Doppagne raccolse la testimonianza di una donna vallona di 60 anni che affermava di avere visto i folletti correre sul davanzale della finestra della sua casa. In Savoia, nello stesso periodo, la credenza nei folletti era diffusa quanto quella relativa alle fate.
Il XX secolo corrispose perciò a una forte riduzione delle credenze popolari. Scomparvero anche gli antichi rituali, come quello di dare il primo latte della giornata ai piccoli esseri del focolare. L'industrializzazione degli anni 60-70 andò di pari passo con la scomparsa delle persone anziane, presso le quali potevano trovarsi numerose testimonianze sull'esistenza dei folletti; ciò compromise la diffusione delle leggende relative al piccolo popolo. In quegli anni, la credenza dell'esistenza dei folletti ricomparve sotto forma dei nani da giardino.
Gli adolescenti e i giovani si interessavano di più agli extraterrestri e ai fenomeni legati agli UFO che non ai folletti. Nel 1980 il folklorista Gary Reginald Butler collezionò delle informazioni sui folletti a Terranova e non ottenne come risposta dagli abitanti che un vago ricordo di avere sentito questa parola durante la giovinezza. Egli rilevava una confusione riguardo alla natura di questi esseri e concluse che la cultura televisiva degli anni ottanta influenzava le ultime credenze popolari dando ai folletti un'origine extraterrestre.
Negli anni 50, il folklorista Claude Seignolle riunì delle tradizioni popolari affini alle storie di folletti, ma fu soprattutto il lavoro di Pierre Dubois che rimise in luce le tradizioni legate ai folletti in Francia.
Ormai i folletti erano visti come gli operai di Babbo Natale per il quale essi fabbricavano dei giochi, allacciandosi così ai folletti della tradizione scandinava.

Psicoanalisi e simbologia dei folletti

Per lo psicoanalista Carl Gustav Jung, gli gnomi e i folletti sono degli dei nani, simbolo di forza creatrice infantile che aspirano eternamente a passare dal basso verso l'alto. Possiedono dei numerosi tratti psicologici propri dei bambini, si mostrano giocherelloni, saggi o crudeli. Secondo la psicologia analitica, essi sono una delle manifestazioni simboliche dell'archetipo del bambino. Rappresentano ugualmente lo sviluppo armonioso e spontaneo della psiche. I personaggi folletti possono personificare la parte d'ombra che continua a vivere sotto la personalità cosciente e dominante.

Storia letteraria e manifestazione dell'arte

Il "folletto", nel XII e XIII secolo, è molto più raro nei racconti di quanto possano esserlo le fate e i maghi. Bisogna aspettare il rinnovamento della canzone delle gesta, ispirata dal ciclo arturiano, per far sì che prendano uno spazio importante e esercitano un vero fascino. Un certo numero di personaggi medioevali presentati come dei nani hanno le caratteristiche del folletto. Le caratteristiche del folletto originale tentano di cancellarsi sotto le piume degli attori medioevali così che si mettano al servizio di nobili e cavalieri per diventare i nani del romanzo arturiano.

Malambruno


Malambruno, presente nella canzone di Gaufrey e di Huon de Bordeaux è somigliante ad un folletto che nuota più velocemente del salmone. È capace di prendere l'apparenza di un pesce a volontà, grazie alla pelle di cui si veste, e si rende invisibile con un mantello. Si scambia anche con un cavallo o con un bue, si copre di pelliccia, dotato d'occhi rossi e di denti appuntiti.

Zefiro


Zefiro, personaggio di un romanzo di Perceforest nel XIV secolo, è la prima immagine associata al folletto secondo Lecouteux, Ferlampin-Acher precisa che il personaggio è vissuto di elementi folkloristici e letterari: è presentato come un angelo talvolta buono e crudele, pietoso e spaventoso, all'inizio del romanzo assume dei ruoli prendendo la forma di un cavallo, di un uccello e di un cervo. Non esce che durante la notte e abita nel fango e nelle acque salate.