Google+ Followers

martedì 20 settembre 2016

VESPRO



VESPRO

"Ombre scure
sulla strada

che porta l'uomo
verso la sua casa.
La luce del Vespro
all'orizzonte lontana
accompagna
la notte vicina
con il suo silenzio.
Una stella nel cielo
appare improvvisa
sul suo cammino
mentre profumi di fiori
accompagnano chi
torna a casa stanco.
La sera volge al desio

e l'ora del Vespro
è ormai terminata
e chi ritorna a casa
ritrova il calore della vita."

(photo e testo Gp Daccò Stella)

giovedì 15 settembre 2016

VENTO D'AUTUNNO



VENTO D'AUTUNNO

Den Haag/L'Aia, autunno di tanti anni fa.
   Sapevo che prima o poi sarebbe finita, sapevo che con la brutta stagione qualcosa sarebbe cambiato.
Lo sentivo nell'aria, nelle cose che mi circondavano, nelle ombre della sera che qui al nord, arrivavano prima che nel mio paese, l'Italia.
Avevo lasciato R. a casa mentre leggeva un libro davanti al caminetto già acceso, m'infilai la giacca a vento rossa e presi la strada per la spiaggia.
Mi ero voltato per un attimo a guardare la nostra casa a poche centinaia di metri dal mare, alla periferia di Den Haag, erano passati quasi due anni dall'inizio della nostra storia e solamente uno dalla convivenza.
I primi tempi andavamo avanti ed indietro a vicenda tra i nostri Paesi, con la gioia ogni volta di vedersi, di abbracciarsi, di fare l'amore. Poi quel mio colpo di fortuna: un lavoro in un locale italiano vicino casa e andare ad abitare definitivamente insieme.
Arrivato in spiaggia, la sabbia bianca si alzava a quel vento freddo che proveniva dal'Atlantico, il cielo era grigio ma ancora non minacciava pioggia, poche erano le persone sulla rena per passeggiare o sedersi a guardare quel mare verde dalle onde spumose.
Mi ero seduto su una piccola altura vicino alla struttura in legno, dove i bagnini in estate, controllavano le persone in acqua e il litorale visibile.
Una mano mi aveva fatto segno di saluto, le due simpatiche vecchiette, vicine di casa con il loro cani stavano camminando poco distanti.
Sorrisi a loro ricambiando il gesto, ma poi il mio sguardo si era nuovamente rivolto verso il mare ed ai ricordi.
Erano belli i primi tempi, spesso eravamo ad Amsterdam a casa di amici, i quali vivevano nelle barche sui canali del centro, che meraviglia mi sembrava di vivere un sogno, quasi una favola antica.
D'estate facevamo escursioni sui canali viaggiando su barconi o chiatte galleggianti, fermandoci a dormire in piccoli alberghi circondati da fiori e profumi.
Rotterdam, così moderna e tremenda col suo porto, allora il più grande del mondo, poi le sagre dei fiori nelle varie cittadine che sembravano piccoli scrigni da quanto erano in ordine e stupende, le nostre corse in bicicletta per le stradine tra campi verdi e mulini a vento.
Spesso gli abitanti mi scambiavano per un olandese come loro, come R., avevo fatto crescere i capelli lunghi, mi vestivo male o alla casaccio,  un accenno di barbetta rossa, tanto per dare, insieme alle mie lentiggini, un'idea del ragazzo nordico (idea che mi era sempre piaciuta), ma mai ero riuscito ad imparare quella lingua strana, mista tra tedesco, inglese e qualcosa di fiammingo.
Ma l'anno intero, vissuto pienamente in quella bellissima terra mi aveva segnato nell'anima, non avrei voluto mai più andar via da lì.
Un raggio di sole aveva fatto capolino tra le nuvole del tramonto, non mi ero accorto del passare del tempo, mi ero alzato in piedi velocemente e tornai a casa, in quella casa bianca dalle persiane verdi e dal giardino ora brullo per la stagione autunnale. 
Il vento soffiava ancora ed era diventato più freddo, quando chiusi la porta alle mie spalle, R. era davanti a me con il suo sorriso un po' triste, le mie valigie erano sotto la scala che saliva al primo piano, mentre l'altra mia roba, era stata spedita qualche giorno prima in Italia, in quel momento le avevamo guardate entrambi.
I nostri occhi si erano incontrati ancora per un attimo, avevo visto sul suo volto una gamma di espressioni, mi ero illuso di aver letto: ho sbagliato, torniamo insieme e resta qui... Ma appunto, era stata solo un'illusione mia.
"Paul, het spijt me zo te zijn, zodat meer dan voor ons" avevo guardato serio il suo volto fermo.
"Oh scusa me, Paul, I'm so sorry to be so over for us".
Che c'era da scusarsi ora? Ormai era finito tutto, del suo dispiacere non me ne importava nulla, avevo solo il mio cuore spezzato ma avevo comunque sorriso.
"R. does not have to worry. Everything will be fine..." avevo detto spostandomi in cucina e poi mente stavo versando del tè in una tazza, disse:
"I'll take you to the airport tomorrow morning, Jim will not come, do not have time ... "
Avevo risposto con un sorriso strano e con un grazie, ormai non c'era nient'altro da dire, finito, tutto.
Il giorno dopo in aereo appena decollato, mi ero messo a leggere un libro, quando eravamo già sulla Germania, mi era tornato in mente di aver lasciato là una foto a cui tenevo molto, noi due sulla spiaggia nell'autunno precedente, seduti sull'altura con il vento tra i capelli.
Con gesto di rabbia avevo chiuso il libro di colpo, improvvisamente un angolo di una busta era apparso tra l'ultima pagina e la retro copertina, una busta che avevo aperto non appena mi ero accorto che dentro c'era una foto, la mia foto, la nostra foto, quella che pensavo di aver lasciatao nella casa bianca dalle persiane verdi ed il giardino brullo, vicino al mare.
Dietro la foto una scritta.
"To never forget our love, a copy is in my memories. R."
Per non dimenticare mai il nostro amore, una copia è tra i miei ricordi. R.
Cercavo di trattene il pianto che stava per arrivare, solo qualche goccia di lacrima era caduta sul mio volto, mentre stringevo la foto sul cuore.
L'aereo si stava abbassando di quota e l'annuncio del prossimo atterraggio mi aveva distolto dal pensiero, guardai fuori dal finestrino, un grande lago e dei monti innevati avevano preso il posto della distesa di campi fioriti, del mare del nord e dei miei due anni vissuti in un paese magico.
Ora stava per iniziare un nuovo capitolo.
GpDS.


giovedì 8 settembre 2016

SEBASTIAN, ANGELO AZZURRO/SEBASTIAN BLUE ANGEL



SEBASTIAN ANGELO AZZURRO

Perdonatemi se questo mio racconto è triste e si parla di un caro amico che oggi non c'è più ma, penso che sia giusto ricordarlo, ricordare quel ragazzo sorridente che, nonostante le avversità, ha voluto combattere, fortemente come una roccia sfida il mare in tempesta. Ora è lassù nell'azzurro del cielo, libero nel vento e senza più sofferenza.

"CIAO ANGELO.
Sebastian, io vorrei dirti tante parole, tante cose, ma il mio cuore si è spezzato non appena ho saputo che tu non ci sei più.
Non posso credere che la tua bellezza, vitalità, intelligenza, anima e sentimenti ora sono solo un alito di vento nel cielo.
Simpatico, intelligente e pieno di amore eri un ragazzo che non si fermava davanti a nulla, il tuo coraggio durante le prove dure della tua vita, hanno fatto di te una persona speciale, un amico speciale.
Ti penserò sempre e ti vorrò un mucchio di bene e spero che tu lo senta da dove ti trovi ora.
Spero tu sia in un meraviglioso posto dove le anime belle come la tua possano vivere felici e correre nell'azzurro universo.
Ti ho voluto ricordare con queste due foto che ti ritraggono bellissimo e dolce come lo eri tu, anche se forte e deciso nelle tue parole e battaglie.
Tesoro, un bacio ed un abbraccio sperando ti arrivino lassù, dove sei ora. 
Mi mancherai come mi mancheranno le tue parole. Ciao Seba."


SEBASTIAN BLUE ANGEL

Forgive me if my story is sad and there is talk of a dear friend who today is gone, but I think it is right to remember, remember that smiling guy who, despite adversity, he wanted to fight, strong as a challenge rock sea stormy. Now it's up there in the blue sky, free in the wind, and no more suffering.

"BYE ANGEL.
Sebastian, I would tell you so many words, so many things, but my heart is broken as soon as I heard that you are no longer here.
I can not believe that your beauty, vitality, intelligence, soul and feelings now are only a breath of wind in the sky.
Sympathetic, intelligent, and full of love you were a guy who would not stop at nothing, your courage during the hardships of your life, they have made you a special person, a special friend.
I always think you and I want a lot of good and I hope you hear it from where you are now.
I hope you are in a wonderful place where the beautiful souls like yours can live happy and run into the blue universe.
I wanted you to remember with these two photos of you beautiful and sweet as you were, even if strong and resolute in your words and battles.
Honey, a kiss and a hug hoping you come up there, where you are now.
I will miss you as I will miss your words. Goodbye Seba."

Giampaolo.

lunedì 5 settembre 2016

SOGNANDO SETTEMBRE



SOGNANDO SETTEMBRE

"Ehi piccolo sognatore..."
La voce del ragazzo che stava sul pulmino di fianco a me, mi aveva chiamato facendomi segno di salire, il suo sorriso era aperto e simpatico.
Mi ero alzato dal prato su cui ero seduto e salendo su quel mezzo, avevo preso il mio solito posto accanto al finestrino.
Come tutti gli anni, prima dell'inizio delle scuole, settembre era il mese più bello per noi ragazzi anche se segnava la fine delle vacanze fatte al mare o in montagna nel mese di agosto.
Settembre era come se fosse un'altro tipo di vacanza: abitando, allora, vicino alle colline di San Colombano al Lambro, alcuni genitori mandavano i figli a fare la stagione lavorativa della raccolta di frutta, un po' per svagarli e far prendere loro coscienza di cosa significa lavorare ed un po' per starsene tranquilli senza rompiscatole tra i piedi dopo la fine della scuola. 
Infatti dalle nostre parti si diceva: fine della scuola raccolta delle ciliege, inizio della scuola raccolta dell'uva.
E così come quasi tutti gli anni, mi ritrovai con amici conoscenti o estranei, coinvolto a raccogliere l'uva tra i vigneti vicino alla città dove abitavo da ragazzo.
Che meraviglia, si lavorava sotto il sole si, ma con allegria. Si cantava, si raccontavano storie, ci si riposava sotto alberi grandi cercando l'ombra ed il nostro pranzo era tutto nei contenitori che i genitori ci dotavano al mattino presto, prima della nostra partenza.
Il caldo ed il frinire delle ultime cicale, le fila di formiche che sparivano con il cibo in varie piccole buche per terra, poi il ronzio di mosconi, il vento che soffiava tranquillo sui nostri vestiti, le nuvole bianche che volavano leggere nel cielo azzurro, davano un senso fiabesco a chi sapeva raccogliere il senso stupendo della natura in quel mese.
Erano le ultime vere giornate luminose prima di farsi da parte per lasciare il posto all'autunno piovoso e umido.
Difficilmente nascevano amori tra noi in quel periodo, se non qualche bacio o flirt innocente, finito non appena la raccolta terminava ma...
La cosa che io amavo di più era la sera, poco prima del nostro rientro a casa, le giornate si erano fatte più corte ed il tramonto si stagliava presto al'orizzonte.
Ero chiamato il "sognatore", perché o con la macchina fotografica o con fogli e un astuccio di matite colorate, portate nel mio zaino, prima del ritorno a casa, mi mettevo a disegnare o fotografare quel panorama rosso-arancione davanti a me.
Ogni volta mi sembrava diverso, il più bello era stato quello dove un giorno, ci avevano portati proprio verso l'ultima collina ad ovest dove da quell'altezza, abbracciavi quasi tutta la pianura padana da Piacenza a Torino, con il sinuoso corso del Po, le colline che circondavano gli Appennini e a destra la fila delle Alpi con il Monviso ed il Monte Rosa, circondati dai raggi del sole che piano scendeva dietro quegli alti monti.
Nella mia mente a quella visione, apparivano le immagini dei racconti di Ignazio Silone o di alcune poesie di Pascoli e così la mia mente vagava in sogni ad occhi aperti. 
Mentre tornavamo col pulmino scendendo le ripide strade di quelle colline, io mi sedevo sempre dalla parte verso il tramonto. Lo sapevano tutti i miei compagni di lavoro ed il mio posto fisso era sempre quello, dove potevo vedere quel paesaggio magnifico.
"Si può sapere piccolo, perché come tutte le sere, i tuoi occhi sono inchiodati verso quel panorama sempre uguale? Non ti stanchi mai?" mi aveva detto l'ultima sera del raccolto l'autista, questa volta davvero incuriosito tra le risatine degli altri.
"Non è sempre uguale il panorama che osservo..." gli avevo detto guardando i suoi occhi nello specchietto retrovisore.
"A me sembra tutto simile ogni volta, ma mi spieghi il perché li trovi diversi?"
"Mmmm... Troppo lungo e complicato spiegartelo." avevo continuato sorridendogli.
Gli occhi azzurri dell'autista mi avevano guardato sorpresi, come se una domanda in sospeso si era fermata nella sua mente.
"Sono solo sogni di settembre..." conclusi voltandomi verso il tramonto, "E sono solo miei" avevo pensato sorridendo a mia volta mentre guardavo il rosso del cielo dietro le colline.
Intanto il pulmino velocemente si era avviato sulla statale, le ombre scure ad est avevano fatto la loro comparsa, senza cancellare i rossi tramonti, i miei sogni di settembre.
GpDS

mercoledì 31 agosto 2016

IL PROFUMO DEL MARE




IL PROFUMO DEL MARE

Seduto di fianco ad una barca di un pescatore, guardavo la luna riflettermi nel mare scuro.
la striscia d'argento sull'acqua arrivava a lambire la spiaggia e le mie gambe mentre con il corpo ero appoggiato sul fianco di quella barca che sapeva di legno bagnato e salsedine.
Erano gli ultimi giorni di una splendida vacanza, passata tra sole, mare, passeggiate e purtroppo con il solito flirt appassionato che sarebbe finito con la caduta delle foglie, del primo autunno.
Che sarebbe finito dopo telefonate sempre più rare, rilegandolo nella memoria futura come un dolce ricordo, eppure...
Eppure avrei voluto che non fosse finito con il ritorno a Milano, avrei voluto fermarmi lì in quella bella città piena di profumi, di colori, di gente.
Avevo chiuso gli occhi e respirato a lungo, il profumo del mare aveva raggiunto i miei sensi e con la mente, rivedevo la nostra storia fin dall'inizio. Dall'incontro al bar della spiaggia e della persona che mi aveva scambiato per un tedesco o inglese.
Davvero avevo sentito un colpo al cuore, l'allegria e la felicità di quegli occhi chiari e i capelli biondi come i miei, mentre ora che guardavo quel mare e la luna, la tristezza si stava impadronendo del mio cuore.
Avevo cercato quel riparo lontano da tutti, dalla compagnia per non sentirmi ancora più solo, con quella persona vicino, avevo inventato una scusa plausibile ma mi chiedevo perché avevo fatto una cosa del genere.
L'avevo capito dopo poco, quando un'ombra alle mi spalle si era stagliata su di me verso il mare, grazie alla luna piena, non mi ero neanche voltato sapevo già chi fosse.
"Paul, my darling, you will not run away from their fears ... Not this way."
"E cosa avrei dovuto fare?" avevo risposto in italiano.
"Stay with me... Tu stare con io..." la sua voce dolce si era fatta più vicina e l'ombra era sparita, ormai sentivo la sua testa appoggiarsi alle mie spalle.
"Honey, all summer stories end in a few days you'll be back at home and I in Holland ... What solution could we have? In fifteen days can not bring about love of a lifetime."
"You're right..." Certo che aveva ragione, accidenti a me ed al mio cuore impazzito.
La sua bocca era sempre più vicina, la sua mano sul mio petto ed in un attimo ci eravamo trovati distesi all'ombra della barca nascosti ai raggi della luna.
La passione si era scatenata, i nostri corpi nudi sotto un cielo luminoso, su una spiaggia deserta, coperti dalle poche stelle visibili e dal profumo intendo del mare, le onde cullavano e nascondevano i nostri sospiri.
Ci eravamo svegliati abbracciati dopo poche ore, mentre un alba rosa si stagliava all'orizzonte, la spiaggia era deserta ancora e troppo lontana da chi poteva vederci.
Qualche minuto dopo le nostre impronte sulla sabbia dorata, avevano lasciato il segno della nostra presenza, tornavamo per mano verso il nostro albergo, ma non vi eravamo voltati indietro.
Non porta fortuna girarsi a guardare dove ci eravamo amati tanto... Vuol dire  "non ritornarci mai più".
Ma il destino aveva voluto che per lunghi anni non potevamo più tornare in quel posto. Lo rividi dopo sedici anni, sempre nello stesso albergo, dove i figli del proprietario avevano preso il suo posto, ogni tanto al telefono ci sentivamo con la mia promessa id ritornare presto.
Un mattino L. la figlia più giovane mi aveva raccontato che l'anno prima era arrivata in vacanza una persona ed aveva chiesto di me. 
Un tuffo al cuore quando avevo sentito il suo nome, aveva chiesto informazioni sulla mia vita.
Ma ormai il tempo era passato in fretta ed era rimasto solo il profumo del mare
GpDS

lunedì 22 agosto 2016

NAUFRAGIO



NAUFRAGIO
Un naufragio salva la vita,
salva dal dolore,
salva dal male e da persone malvagie.
Un naufragio può essere vivo
dentro di noi,
è quella cosa
che ti fa ricominciare
a vivere tra pezzetti di materia,
ritrovati mentre cammini
su una spiaggia
sia di sassi che di sabbia.
E' quello che si costruisce
dopo un'altra vita
lasciata alle spalle
che mai più potrebbe servire.
Il naufragio,
se ricostruito con intelligenza,
ti fa toccare
le stelle ed il sole
con le mani
e ricominci a vivere
nel puro senso della parola.
Giampaolo.

venerdì 19 agosto 2016

SOTTO UN CIELO COLOR ALABASTRO



SOTTO UN CIELO COLOR ALABASTRO

    Questa sera avrei voluto osservare un tramonto di fuoco, dal terrazzo sul tetto del mio palazzo.
   Avrei voluto guardare il sole scendere piano all'orizzonte tra alti grattacieli di una Milano irriconoscibile.
   Volevo godere dei colori rossastri e meravigliosi verso ovest mentre un tiepido vento proveniente dalle montagne poco a nord, togliere la calura del giorno sulla pelle.
    Mi sono seduto sui gradini davanti al tramonto ma quello che vedo è solo un cielo color alabastro, quasi grigio ma non per l'inquinamento o per un brutto tempo.
   No, mi sono accorto che sono i miei occhi a vederlo tale, livido come un'alba del nord Europa ed invece ecco che quel tramonto rosso tenue, è invece di uno strano colore di pietra grezza, quasi grigio argenteo.
   Non so che cosa ci sia nel mio cuore in questo periodo difficile, doloroso per me, non so cosa la mia mente, seppur lucida, mi fa pensare a dolori passati e presenti, quasi senza via d'uscita, se non perdere la memoria di essi.
   Sto osservando un volo di aereo sopra a quelle alte torri brune stagliate nell'alabastro e dentro la voglia di scappare, di fuggire da tutto, ma fuggire dove?
   Da dove le cose non vanno come dovrebbero? Da una vita difficile dove devi sorridere e dentro ti senti quasi finito? Da un corpo che incomincia ad invecchiare e ti senti stanco dentro e fuori mentre c'è chi ti dice "Sei in splendida forma"?
   Cos'è il mio, un grido muto d'aiuto, una voce che chiede comprensione, una verità che non voglio nascondere, un momento di sconforto troppo lungo a cui non so dare una collocazione?
   Eppure quel cielo color alabastro è lì davanti a me, lo osservo attentamente e mi piace, forse mi piace quel dolore che ho dentro e che può farmi piangere o sorridere amaramente, pensando che la vita è davvero brutta nonostante tutti dicono il contrario.
   Facile, troppo facile pensare che tutto possa aggiustarsi, che ogni giorno può essere diverso e cambiare la tua vita, incominciando a vedere o trovare le cose in positivo.
   Facile per chi non sa, non conosce o ha un carattere diverso oppure un tempo, aveva vicino qualcuno che l'aveva sostenuto.
   Mi alzo da quei gradini scaldati dal sole del pomeriggio, mi appoggio al balconcino e vedo le strade deserte sotto di me, qualche puntino colorato laggiù cammina verso il centro in cerca di qualche locale aperto.
   Prima di andarmene da questo  posto, guardo ancora il cielo diventato leggermente più scuro, più violaceo facendo scomparire il color alabastro che tanto mi aveva colpito poco prima ed osservo la sfera rossa del sole, che sta calando velocemente ad ovest.
   Sette piani di scale da fare, non prendo l'ascensore voglio che i miei pensieri, gradino per gradino mi aiutino a cancellare qualcosa che dentro fa male.
   Qualcosa scompare ad ogni piano, ma quando ormai sono davanti alla mia porta, so che devo ancora aspettare settembre, il mese che dovrebbe essere quello del mio riposo ma che invece dovrò affrontare una delle tante prove della vita.
   La parte più dura è quella di aver capito che il tempo non lascia spazio e tu invecchi con lui.

GpDS
   



giovedì 18 agosto 2016

TYLAH, DONNA E SIRENA



Tylah donna e sirena

Imprigionata 
in una tazza di tè
dal sapore forte.
Nuota leggera
in quell'ambrata
dolce acqua.
Aveva lasciato il mare
la sua casa
per seguire il sogno
di assaporare
il nettare ambrato
così tanto amato
dalle donne.
Scoprì così che
l'amore non è solo
tempesta salata
onde bianche grandi,
ma anche
una calma dorata
che appaga 
i sensi.
Basta scegliere
il gusto giusto.



GpDS

martedì 16 agosto 2016

IN UN LIVIDO TRAMONTO



IN UN LIVIDO TRAMONTO

Agosto
  Il tramonto alle nove di quella sera, al contrario di quelli precedenti, aveva un che di livido, di malato, di oscuro, nonostante il rosso si stagliava all'orizzonte occidentale verso la campagna, aldilà della cittadina di mare dove mi ero trasferito per qualche tempo causa un lavoro.
   Andavo veloce con la bicicletta su quella strada sterrata tra i canneti che portavano verso il mare, verso quella spiaggia deserta dove non ci andava mai nessuno, se non qualche vecchietto o persone con il cane appresso.
Poi appoggiando la bicicletta sulla sabbia mi ero seduto su un sasso a guardare quel livido tramonto e da quel momento incominciavo a piangere in silenzio.
 Le nuvole attorno al sole che stava scomparendo erano violacee, fredde quasi gelide come quella sensazione che avevo nel cuore quella sera.
Eppure... Eppure solo nel pomeriggio, quando il sole era forte e nella pausa di lavoro ci eravamo recati al mare per un bagno veloce in attesa di ricominciare, eravamo felici.
Si rideva, si scherzava, ci si tuffava nel blu di quell'acqua fresca, due o tre coppie in compagnia si baciavano, alcune ragazze prendevano il sole come lucertole, ferme come fossero pietre colorate su polvere d'oro.
Maurizio si distese con il suo "salviettone" di lato dov'ero io, appoggiandosi su un fianco, sentivo i suoi occhi verdi fissi su di me.
Mi ero alzato appoggiandomi sui gomiti.
"Che c'è?" lo avevo fissato voltando lo sguardo su di lui.
Mi aveva fatto un sorriso strano e mi strofinò poi con la mano, i capelli.
"Oggi è il giorno... Mi ha detto si, mi ha detto si esco con te..."
"Eh? Dopo tutto questo tempo? Ti ha detto si?" lo fissavo sbalordito, pensando a quella preda tanto ambita da tutti, finalmente Maurizio ce l'aveva fatta.
"Non vengo al lavoro, ho preso tre ore di permesso e così andremo a fare un giro verso le colline e poi un aperitivo e... Lasceremo fare tutto al destino."
Sorrideva con i suoi denti bianchi sul volto abbronzato, bello incorniciato da lunghi capelli ricci.
"E così ce l'ha fatta il "latin-lover" della compagnia." pensavo mentre lo vedevo sorridere distendendosi sulla sabbia, bagnandosi di sole.
Tre ore dopo eravamo attorno ad un tavolo degli uffici del'azienda, con il nostro direttore di lavoro che ci dava quella notizia terribile.
Maurizio era felice e con la sua moto stava andando dal suo futuro amore, ma un'auto, uscita all'improvviso dallo stop, aveva messo fine ai suoi sogni, alla sua voglia di vivere, alla sua bellezza ed ai suoi futuri progetti.
Ero scappato quasi subito da tutti i miei colleghi non appena avevo udito tutto questo, avevo preso la mia bicicletta e corsi veloce verso il mare, l'unico posto che ogni volta mi faceva e mi fa star bene o mi culla nel dolore.
Oggi 16 agosto, sono ormai trentacinque anni che sei volato in cielo, ma ancora oggi ricordo i tuoi occhi chiari di quel giorno quando ti vidi l'ultima volta.
Questa sera non guarderò il tramonto per non vedere nuovamente il livido viola delle nuvole attorno al rosso del cielo.
Non permetterò che il dolore o il ricordo si faccia strada nella mia mente.
Forse non riuscirò a pensare a quel giorno lontani... Forse.

GpDS


lunedì 8 agosto 2016

SCELTE E BIVIO NELLA VITA



SCELTE E BIVIO NELLA VITA

Non è facile, sicuramente, non è cosa semplice fare delle scelte importanti nella vita. Soprattutto per quanto riguarda le persone o al gruppo a cui appartieni.
Quanto ti accorgi che con loro o con costui non hai più niente da dire o non hai più nulla in comune da dividere, è sempre meglio dare un taglio.
Allora si sceglie una strada diversa, sei poi davanti ad un bivio che ti porterà ad altre conoscenze, altre mete e forse perderai per sempre chi o cosa hanno fatto parte per lungo tempo nella tua vita.
Il dispiacere che l'alta persona non riesca a comprendere le ragioni è sempre una stilettata nel cuore, ma non si potrà mai continuare una cosa che non esiste più per te.
La vita ti pone delle scelte, magari un bivio solo ma fondamentali per crescere, per fare nuove esperienze, per imparare, per vivere anche.
Bisogna avere il coraggio di farlo, altrimenti si continuerà a recitare una parte noiosa, banale, inutile finendo per detestare se stessi per la mancanza di coraggio e poi gli altri, che pur essendo in un certo senso estranei alla tua cosa, diventano fastidiosi.
Non è facile lo riconosco ma l'unica soluzione possibile per proseguire verso altre strade è sempre cambiare direzione, fare scelte o prendere una delle due vie di quel bivio che si pone davanti a noi ed una volta fatta la scelta, non voltarsi più indietro.

lunedì 1 agosto 2016

SORPRESA NEL MARE D'AGOSTO




SORPRESA NEL MARE D'AGOSTO

Agosto che già 
ha il sapre
del primo autunno,
quando la sera
il sole tramonta
un po' prima
ed una leggera
malinconia tra il rosso
sul grande mare.
Lontano
una pinna bianca
scuote le onde scure.
Eppure
l'ho vista, è lei
Moby Dick
che con la sua
leggerezza ed eleganza
sfiora leggera
l'acqua per poi
sparire laggiù
nel suo mondo
sotterraneo dove,
tra mille colori
di pesci tropicali,
danza la sua gioia
di essere ancora viva
nei sogni degli umani

GpDS


lunedì 25 luglio 2016

IL MARE, IL MIO AMORE


IL MARE, IL MIO AMORE

Sognare da piccolo 
una casa sul mare
immaginare le onde
il salmastro arrivare
fino alle tue finestre
ed assaporare
quell'effluvio speciale
che rinvigorisce 
la tua anima.

Sapere che il tuo futuro
sarà lì dove c'è lui
il mare blu, il mare azzurro
sapere che sarai
seduto sulla spiaggia
a godere i ricordi
a fantasticare
su ciò che non è stato
e su ciò che hai vissuto.

Comprendere che
quando sarà il momento
in cui te ne andrai
lui sarà lì
davanti ai tuoi occhi

GIAMPAOLO DACCO' STELLA













venerdì 22 luglio 2016

LE STELLE SIAMO NOI, LE STELLE SONO DI TUTTI




LE STELLE SIAMO NOI
LE STELLE SONO DI TUTTI

A volte quando sento cattive notizie oppure quando qualche amico ritorna lassù o da dove siamo arrivati, istintivamente la sera stessa guardo le stelle nel cielo.
Ho sempre fantasticato che ognuna di loro, è una parte di chi ci ha lasciati, sia in questo mondo sia in chissà quali altri mondi e galassie.
Le guardo con il cuore che piange o con la mente triste, penso a chi si trova lassù, o in qualche spazio sperduto diventando una stella. 
Sogni? Fantasticherie? Voglia di dare ancora una specie di vita a chi non vedremo mai più?
Chissà...
Quando vedo bambini guardare il cielo la sera e li vedo sorridere sentendo magari che la mamma rivela loro "Quella stella gialla è lo zio... Oppure quella rossa è la nonna...." quasi obbligando in modo fantastico, accettare la mancanza di chi un tempo magari poco prima, è stato con loro dando amore ed affetto.
Mi verrebbe voglia di dire:"No non è vero, son bugie.. Le hanno raccontate anche a me da piccolo, poi da grande ti rendi conto che non è così. che ti illudono, che ti ingannano e..."
Coma si fa a distruggere i sogni di chi crede nelle favole, nelle speranze specie se son bambini?
Io sono stato uno di questi, dove una zia mi diceva che ogni stella era una persona che conosciamo, una persona a cui abbiamo voluto bene, oppure era un bambino africano morto per la fame, una donna anziana morta sola in qualche ospizio.
Ed io ci credevo sperando che diventando poi una stella sarebbero brillati felici lassù nel mondo magico.
Quanta finzione, quante bugie... Eppure servono anche per sopravvivere, guardiamo il cielo sperando che il paradiso sia lì mentre viviamo quaggiù su questa terra che dovrebbe essere lei l'eden tanto sospirato ed invece noi l'abbiamo trasformata nell'inferno più brutto che si possa immaginare.
Le stelle... Bellissime, ci fanno sognare, ci fanno credere che loro, le stelle siamo noi. che le stelle sono di tutti noi...
Ma non è così, peccato.
GpDS

martedì 19 luglio 2016

SOGNO D'AMORE



(DEDICATO A MARCO G.)


SOGNO D'AMORE

L'alba più bella che abbia mai visto Marco, è stata in Grecia a Naxos.
Era seduto con Neilos sulla sabbia di fronte al mare poco distante dal paese di Azalas.
Aveva sentito nel cuore e nell'anima un misto di serenità, emozione e felicità.
Neilos, il ragazzo dagli occhi d'oro e i capelli ricci lunghi gli aveva messo un braccio attorno alle spalle, Marco aveva appoggiato la sua testa a quelle dell'altro.
Un amore sbocciato al porto di Naxos, mentre Marco era seduto su un muretto a guardare i pescatori e subito vide quel bel ragazzo con i pantaloncini corti, attraente, abbronzato con un sorriso smagliante.
Marco era venuto in vacanze da solo, dopo la morte di suo padre, il quale non aveva mai saputo della sua omosessualità, non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo, solo agli altri componenti della famiglia.
In parte si sentiva in colpa, ed in parte sollevato sapendo la mentalità dell'uomo che amava tanto,  così aveva deciso di concedersi una vacanza solitaria in un'isola del ma Egeo.
Neilos si accorse dello sguardo di Marco, allora per vergogna quest'ultimo si era allontanato quasi impaurito, aveva pensato che a quel ragazzo gli aveva dato fastidio quel suo insistente sguardo.
La sera stessa si erano trovati in un bar pieno di giovani e musica, Neilos si era avvicinato a lui:
"Ti ho riconosciuto subito, piacer Neilos. Eri sul molo a guardare il mare stamattina vero?" era ovvio che la sua fosse una battuta.
Marco sorrise e si era accorto in quel momento che quel ragazzo aveva gli occhi color dell'oro, un verde strano e quel sorriso smagliante che gli aveva fatto battere il cuore.
Neilos lo aveva condotto fuori dal locale quasi di corsa e si ritrovarono su una terrazza ad osservare le navi e le luci della cittadina sotto grandi stelle bianche.
Da quel giorno per tutta la vacanza avevano passato il tempo libero del giovane pescatore insieme. Neilos amava la voce con l'accento romano del ragazzo dagli occhi blu e lo avrebbe seguito, se glielo avesse chiesto.
L'alba rosata con sprizzi d'azzurro era davanti a loro, l'ultimo giorno, non sapevano se un domani si sarebbero rivisti, ma quei giorni trascorsi insieme erano stati magici.
L'abbraccio di quel mattino era un nido d'amore, un calda culla, un raggio di luce... Mentre i primi raggi del sole erano spuntati all'orizzonte.
Qualche ora più tardi Marco, guardava la collanina di turchese regalatagli da Neilos, con una piccola venere come ciondolo, la dea dell'amore. Aveva chiuso gli occhi ricordando i giorni con lui e pianse.
Erano passati alcuni anni, Giampaolo e Laura erano seduti su una panchina e tra le mani una lettera ed una foto: Marco e Neilos nella loro casa a Cnosso, la Venere  turchese aveva fatto il miracolo dell'amore, non li aveva fatti perdere.
Dietro i loro volti sorridenti un alba magnifica, un'altra alba che sapeva di magia, quella dell'amore.



mercoledì 13 luglio 2016

L'AQUILONE




L'AQUILONE


E Paolino correva, correva veloce nei prati dietro la casa della nonna, correva col suo aquilone azzurro stagliato nel tramonto di quella sera d'estate.
Non vedeva e ne sentiva gli altri amici dietro di lui, si era allontanato di proposito, voleva vedere quell'astro rosso scendere fino a scomparire all'orizzonte.
E per vederlo meglio doveva salire sulla piccola altura sopra i campi.
Sentiva la voce della nonna che lo incitava a non distaccarsi troppo, il suo aquilone era ben visibile agli altri.
Non c'erano fossi pericolosi e zone con trappole o pantani profondi.
Paolino alzava gli occhi per vedere il suo aquilone volare in alto mentre un venticello tiepido e piacevole proveniva da sud, ogni tanto qualche aereo basso passava sulla sua testa, aerei in procinto di atterrare al vicino aeroporto.
Col fiatone si era fermato vicino al grande albero di sambuco, sentiva il vocìo e le risate degli altri poco più sotto di lui.
Il sole era davanti ma non faceva male agli occhi a guardarlo, l'aquilone scese piano verso di lui finendo dolcemente i suoi piedi.
Non sapeva il perché ma quando lo prese in mano, uno alla volta, sul colorato gioco di carta, i volti di chi lo accompagnava quella sera si impressionarono come per magia sopra quel rombo leggero. Nella sua mente vennero come per incanto, i disegni dei destini di ognuno di loro, dei suoi amici:
Gina, Mariagrazia, Claudio, Gigi, Luciana, Carlo, Ines, Angiolina e la nonna...
Paolino non capiva il perché vedeva con la mente quelle cose, ma non riusciva anche a comprendere come mai il suo viso non c'era in quei pensieri.
Poi l'impulso di riprendere a correre verso gli altri, scese dalla piccola altura verde verso la strada che costeggiava il fiume e dove c'erano gli altri seduti sul prato ed all'improvviso quando il suo aquilone blu prese il volo verso il cielo, vide il suo volto e una città di mare lontana...
Aveva pensato per un istante: "Ecco dove sarà la mia casa!" e subito dopo, il suo visetto di bambino con la casa alle sue spalle, scomparirono al rumore di un altro aereo che passava veloce sopra la sua testa.
Aumentando la sua corsa, vedeva i suoi amici avvicinarsi di più urlando i loro nomi, felice per quella serata.

giovedì 7 luglio 2016

RICORDI DI SIGNORA BIONDA



RICORDI
DI SIGNORA BIONDA

Il vento caldo del mare fa svolazzare il vestito di Laura, un abito leggero di lino azzurro, lungo fino ai piedi.
I capelli biondo chiaro raccolti in una treccia, le donano un'aria sbarazzina di una gioventù ormai passata, mentre i suoi occhi azzurri fissano il mare e l'uomo sulla sabbia che le sta da vicino da più di trentacinque anni.
Lui si volta verso di lei, Laura dalla veranda gli fa un saluto con un sorriso mentre i loro due cani corrono giocosi sulla spiaggia quasi al tramonto.
Seduta sulla sedia di vimini, si rivede giovane con lui, mentre si erano incontrati nel lontano 1998 in un locale affollato di Milano e subito lei fu colpita dallo sguardo tenebroso di lui e lui dagli occhi color del cielo di lei.
Fu subito amore... E lo è tutt'ora.
Nel corso degli anni, non erano arrivati i figli tanto desiderati ma quello che li ha sempre tenuti uniti sono stati il grande amore, il rispetto, la stima e la forza affrontando prove difficilissime nel corso del tempo.
Poi quanto tutto era tornato sereno, la coppia aveva acquistato in Spagna, per passare una dolce vecchiaia, una bella casa bianca in riva al mare 
Lorenzo non sa dell'incontro di lei avvenuto pochi giorni prima in un negozio della cittadina in cui vivono tutt'ora.
Juan Ramon la riconobbe subito nonostante erano passati cinquant'anni, le si fece incontro presentandosi. Laura era diventata rossa per la sorpresa, Juan era stato il suo amore di ragazza quando lei era appena ventenne e lui un ricchissimo e stupendo uomo d'affari di dodici anni più grande.
Si erano innamorati come mai nonostante la differenza di età e lui avrebbe messo il mondo ai suoi piedi, le avrebbe fatto fare una vita da regina.
L'avrebbe portata a casa della sua potente famiglia in Spagna, dove erano molto noti ed amici della nobiltà madrilena ma...
A pochi mesi dal fidanzamento lui si era rivelato molto duro, intransigente e geloso. In un litigio le disse che lei era attratta dal suo denaro e non dall'amore.
Giovane com'era, inesperta e un poco sognatrice, a quelle parole inutili e cattive e soprattutto non meritate, era fuggita piangendo. L'avevano cercata per molte ore i genitori, lui, alcuni amici. 
Era fuggita al mare e lì la trovarono seduta su una panchina piangente mentre le onde bianche si stavano infrangendo su degli scogli vicino a lei.
Fu la loro fine, Laura non era venale ma con lui, nonostante i difetti e la durezza di carattere sarebbe stata la padrona di tutto un domani, sarebbe andata via da quel mondo stretto di provincia in cui viveva.
Nel negozio, Laura guardava Juan, era cambiato, era diventato molto anziano anche se un guizzo vivace balenava nei suoi occhi verdi mentre la stava osservando, un giovane moro che era accanto a lui, si era staccato vedendo il nonno fermare quella signora bionda.
"Non ti ho mai dimenticata... Sei bellissima come allora." le disse porgendole la mano. Laura sorrise ricambiando parole di circostanza. Lui la fissava con intensità.
"E' stato un peccato per noi due... Ma la colpa fu mia, tu eri troppo piccola per un uomo come lo ero io."
Si erano poi seduti per un caffè al bar di fronte mentre nuvole bianche e leggere volavano sopra le loro teste.
Lei non disse molto del suo trascorso e difficoltà, solo che era serena e felice con il suo compagno.
Juan raccontò molto di se, del suo lavoro, delle sue due mogli e sei figli più vari nipoti ed un impero enorme da gestire, una vita da milionario, intensa e ricca di emozioni.
Si erano lasciati un'ora dopo, tornando a casa Laura pensava a Lorenzo, non vedeva l'ora di dirglielo, ma quando lo aveva raggiunto, aveva tenuto per se quel piccolo incontro.
Ora Laura guarda il suo uomo che sta raggiungendola con i loro due cani, sorride tra se, Lorenzo non era stato in grado di renderla regina con denaro, viaggi, lusso ma è stato ed è l'uomo che tutt'ora la rende una principessa piena di amore, di calore, di serenità.
Capisce in un attimo che avrebbe potuto avere un mondo ai suoi piedi ma, mai lo avrebbe cambiato con quello pieno di colori, luce e fiori che Lorenzo le aveva dato e che le dona tutt'ora.
Felice si alza dalla veranda e gli corre incontro chiamandolo semplicemente "Amore".
La luce sul mare fa brillare le onde come stelle del cielo ed i gabbiani come farfalle bianche volano sull'immensa distesa blu alle loro spalle. 
Insieme abbracciati ora si avviano nel loro nido bianco, un nido pieno di calore e serenità.
GpDS