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lunedì 13 febbraio 2017

GRIGI FEBBRAIO



GRIGI FEBBRAIO

Com'era bello Febbraio quand'ero piccolo, un mese dove si aspettava carnevale, dove il vento meno freddo spazzava via le foglie gialle e rosse cadute come un vortice suonante allegro e pazzerello.
Com'era bello assaporare un leggero tepore quasi primaverile nonostante la temperatura non fosse ideale ma, vedendo qualche bocciolo su spogli rami di alberi nei viali, già dava l'impressione che la primavera stesse arrivando.
Com'era piacevole mangiare i dolci della nonna in una campagna ancora addormentata dalla nebbiolina leggera del mattino, gustare quelle chiacchiere saltate in padella ed il loro profumo che aleggiava in cucina.
Si poteva di nuovo giocare in cortile mentre dai canali di scolo delle grondaie, scendeva gorgheggiante l'acqua della neve che si scioglieva dai tetti e qualche passerotto appena nato chiamava la madre per mangiare.
Poi tutto cambiò.
Non fu per l'età adulta.
Non fu per il disincantarsi dai sogni.
Non fu per i cambiamenti climatici.
Ma fu come se il mondo si capovolse nella mia vita e Febbraio da allegro e colorato, si dipinse di colpo qualche tempo dopo, in giornate gelide, di colore grigio cupo.
Da quel momento questo mese non fu più bello per me, aspettavo e tutt'ora aspetto con ansia Febbraio, il mese dei miei dolori più intensi, degli annunci più terribili.
Delle mie paure di perdere qualcuno o qualcosa di importante e come un orologio puntuale, Febbraio mi regala ogni anno, una morsa di dolore nel cuore.
Destino, coincidenze, fatalità? 
Non saprei dirlo.
Eppure ancora oggi, proprio in quest'stante sono in attesa, dopo quasi un anno da quando Lei, Angela la mia stella rossa, colei che mi diede la vita è volata in chissà quale dimensione, dicendomi in un sogno fatto poco dopo "Vai per la tua strada ora."
Sono in attesa di un altro cuore che spero, non se ne vada via proprio ora, seguendo la scia di un anno di perdite dolorose, so che non sarà così, ma anche lei partirà per il suo mondo così diverso dal nostro e forse, non sarò presente quando lei volerà via. Tra poco.
Io sono qui, resto qui a fare le stesse cose, gli stessi gesti quotidiani come fanno tutti, stare con i pochi amici come sempre e come sempre scrivere, leggere, camminare, sorridere, fare finta di nulla...
Eppure un altro dei tanti grigi Febbraio è arrivato, con le sue notizie tristi ed  ancora quell'attesa di qualcosa che sembra un verdetto finale.
Chissà, forse un domani questi grigi Febbraio, si tingeranno di un altro colore, di coloreranno di altre cose ma, forse, sarò troppo vecchio per rallegrarmi e molti cuori se ne saranno andati già via.

GpDS

mercoledì 25 gennaio 2017

COME UN LUPO... SENTIRE L'INVERNO...DENTRO



COME UN LUPO...
SENTIRE L'INVERNO...
DENTRO

Il freddo che attanaglia,
il gelo che penetra nelle ossa,
i cristalli ghiacciati nel cuore,
il vento artico che brucia la pelle.

E ciò che si sente dentro
quando la solitudine vive la tua vita,
nonostante hai attorno chi ti ama,
oppure hai vicino chi ti vuole bene.

E tu sei li a guardarti dentro,
a vederti come un lupo nella neve,
un lupo che aspetta la primavera,
che forse tarderà ad arrivare.

Sei lì chiuso nella tua pelliccia calda
ma che non riesce a scaldarti il cuore,
che non vuole coprire la tua anima,
che non sa proteggere la tua fragilità.

Eppure sei fermo in quel gelo,
per resistere e per poter andare avanti,
nutrendoti di forze arcane ed arcaiche cellule,
che vivono da millenni dentro di te.

Come sarà il tuo futuro mentre 
guardi la neve cadere nel tuo cuore?
Come vivrai nella primavera,
se non hai risolto i tuoi drammi?

Vivrai come sempre da lupo,
alla ricerca del "cibo" per nutrirti,
per vivere, pensare, amare, aiutare,
E loro cercheranno sempre le tue forze.

Le forze che spesso non hai ma che
serviranno per chi ne avrà bisogno,
e poi, come sempre arriverà l'inverno,
in cui aspetterai di nuovo la primavera.

GpDS


domenica 15 gennaio 2017

CERCARE UNA STRADA



CERCARE UNA STRADA

Quante strade ho cercato nella mia vita? 
Quanti ruoli ho dovuto "recitare" per adattarmi alle circostanze o situazioni? 
Molte. Troppi
Sono stato bambino bravo, bambino cattivo, bambino sensibile, bambino ribelle...
Poi crescendo sono stato ragazzo difficile, ragazzo solitario, ragazzo indipendente, ragazzo complicato.
Ogni volta veniva richiesto da me un ruolo o un comportamento in base con chi ero, con chi vivevo, dove mi trovavo.
Che difficoltà, che sofferenza, che solitudine.
Gli anni passavano e le stesse cose erano richieste quando ero un giovane uomo pieno ancora di sogni, speranze e progetti.
Nonostante le gravi difficoltà di una esistenza non facile, anzi con molte difficoltà ed ostacoli, ho tentato molte strade, con buoni risultati ma con finali distrutti da chi doveva surclassarmi per ambizioni (loro) e mancanza di appoggi (miei).
Sono stato atleta con medaglia di bronzo ai giochi della gioventù, una piccola parentesi chiusa da una famiglia ottusa che non aveva capito nulla.
Sono stato ballerino in discoteca e teatro, poi insegnante in palestra, una breve carriera di qualche anno terminata perché non ero "finito nel letto di un personaggio potente" e le porte furono chiuse.
Poi tentai come pittore, autore discreto e a volte buono, molti sono stati i dipinti e dodici i quadri in mostra alla tv, seguiti da mostre con aste di beneficenza però, in quel caso c'era uno scotto da pagare (in monete suonanti) e non avendo queste possibilità, i miei lavori furono piano piano dimenticati e lasciati andare alla deriva.
Poi qualche anno dopo, una svolta nonostante altre difficoltà personali: tv e radio private come nuovo esoterico emergente, per mesi richieste e grandi opportunità finché era arrivato quello più "bravo" grazie ad una spinta notevole e così, nuovamente sono finito nel dimenticatoio della notorietà.
Arrivò l'occasione nella moda ma come aiuto amministratore, grande felicità, stilisti, modelle e modelli, contatti importanti e per due anni lavori interessanti e conoscenze famose tra cui una relazione con una persona vip (tutto finito grazie ad un amministratore che doveva piazzare al mio posto la sua pupilla d'oro, una pupilla che stava sia in piedi che stesa a casa sua, e finì il mio lavoro ed insieme la storia con l'emergente vip, in questo caso grazie al suo produttore).
Come tante storie gli anni passarono.
Poi finalmente il libro, non sognavo di diventare un Garcia Marquez o un Joyce ma evidentemente la crisi editoriale e la mancanza di supporti validi ha fatto si che un buon libro sia finito dopo tre anni quasi nel dimenticatoio pure lui, se non per pochi amici e conoscenti che lo rileggono ogni tanto.
Poi la creazione, il blog personale con storie, lezioni di Astronomia e Astrologia, poesie, racconti, raggiungendo più di 80.000 visite su questo mio blog e oltre 600.000 su google + con varie decine di seguaci, certo cose piacevoli da leggere ma appaganti solo al mio ego che crede di aver fatto cose stupende... 
Ma dai giù coi piedi per terra, sei solo uno dei tanti a cui piace mettere con la penna su fogli bianchi storielle normali e sensazioni che hanno tutti e a chi vuoi che interessano? 
Cos'è questo un esame di coscienza oppure la somma dei propri risultati? 
Non so e non lo voglio sapere, so solo che forse ci saranno altre strade da provare, da intraprendere, da iniziare per arrivare... Dove? 
Dove vorrei arrivare?
Non lo so più neanche io.
Se ascoltassi la ragione, direi di mollare tutto e di fare una vita normale come sempre tralasciando ambizioni artistiche o presunte tali, oppure continuare magari in altri ambiti intanto che il tempo passa pur restringendosi.
E chi non è diventato noto dopo i sessant'anni? Molti.
Ma non vorrei diventare famoso per il nome ma per ciò che ho creato, lasciare un segno in un futuro, dove qualcuno ricordando dei miei lavori potrà dire: "Oh che belle cose ha scritto o dipinto oppure creato questo tizio.."
Chissà.
Qualche sogno od ambizione ci sono ancora ma, davanti a me oltre a meno anni di prima da vivere, trovo disillusione e sono diventato abbastanza disincantato per non sperare più di tanto.
Ora ho iniziato un altro percorso, una nuova strada ancora fresca che, da qualche segno dato, mi fa capire di proseguirla. E' difficile pure questa ma forse, essendo diversa dalle altre, un futuro più soddisfacente potrebbe farsi largo e mi dico perché no?
Allora iniziamo piano ed andiamo avanti, la strada è nuova piena di incognite, in punta di piedi ho incominciato a percorrerla scoprendo poco alla volta il suo cammino.

GpDS



INCOMPRENSIONI



INCOMPRENSIONI

Hai cercato da troppo tempo di farle capire chi sei, cosa provi, cosa vorresti fare per farla felice ma...
Ogni cosa che hai creato, detto, fatto non era stata capita. 
Eppure lui aveva fatto di tutto per lei, ma ogni cosa non era giusta, ogni parola era sbagliata e anche un piccolo gesto era stato interpretato male, almeno da qualche settimana in avanti.
Allora?... Allora era finito il suo amore? Se fosse così, cosa avrebbe potuto fare ora?
Lei, tre giorni fa gli aveva scritto un biglietto incomprensibile per lui, per il suo modo di amare, un biglietto che se lo rigira da tempo tra le dita ma, proprio non riesce a carpirne il significato.
Lo ama? Non lo ama più? Deve aspettarla oppure andar via da quel sogno di cui è ancora innamorato?
Belli sono stati i giorni in cui hanno vissuto come fossero protagonisti di una fiaba antica, quei meravigliosi viaggi, le serate davanti al camino abbracciati guardando la neve scendere dal cielo oltre le finestre. Meravigliose sono state le serate in terrazza a gustare cibi marini davanti ad un Mediterraneo illuminato da una Luna ammiccante, e le corse nei prati verdi ed i balli divertenti in quella pista dove la musica copriva le loro parole d'amore.
Dov'era finito tutto questo?
Forse definitivamente scomparsi in quel giorno freddo di dicembre, quando due occhi chiari venuti dal nord, si sono intromessi tra loro?
Quel volto bello e duro dal sorriso sensuale che a lei aveva fatto un certo effetto? Eppure doveva solo essere un amico.
Ed ora?
Ora lui è su quella spiaggia, con quel biglietto dai contenuti incomprensibili ad aspettare lei o una risposta che tarda a venire... Una risposta che segnerà per sempre il suo futuro.
Ed intanto il mare manda le sue onde ad infrangersi poco distanti come le onde dei suoi pensieri, le quali stanno aspettando una spiaggia su cui fermarsi.

GpDS


lunedì 9 gennaio 2017

VENTO DEL NORD



VENTO DEL NORD

Gelido, pungente, secco
Sferzata invisibilmente bianca
Scuote nella mente
Ricordi di calde atmosfere
Di fuochi nei camini
Di ghirigori sui vetri
Di luci fioche per strada
Manti, cumuli nevosi
Nei cortili imbiancati
Rumore sordo del vento
Tra le case vecchie
Mentre persiane sbattono
Al suo passaggio veloce
Occhi che osservano
Passerotti nella neve
E rari Bucaneve spuntati
Il profumo della calda bevanda
Posata sul tavolo
Richiama i sensi
E la voglia di calore
Intanto il gelido
Vento del nord
Fischia tra fessure
Di stalle vicine
Dove riposano animali
Ed il fieno a loro dato
Ed io osservo curioso
Dalla finestra
Nuvole grigie lontane

Giampaolo DS

mercoledì 4 gennaio 2017

Una fiaba: IO, NORWENN IL PICCOLO ELFO DELLA NEVE




IO, NORWENN IL PICCOLO ELFO
DELLA NEVE 

Ormai sono cresciuto, ora sono un Elfo della neve che vive in compagnia di Lohar la mia lince maschio, nei boschi bianchi pieni di luci d'argento e di ghiaccio.
E' vero, sono nudo, bellissimo e con più di 2000 anni, ma il freddo è calura per me, le mie mani sprigionano magie cristalline che a volte fanno male e spesso del bene.
Vivo sopra il grande albero dalle gocce di cristallo nel bosco di Azhavan, in una casa piena di luci magiche dei miei amici gnomi ed arredata con amore dai miei nuovi fratelli Elfi del regno di Samrah.
Loro vogliono che viva nella comunità ma preferisco la mia neve, il mio vento freddo ed i miei cristalli di ghiaccio e le stelle splendenti sopra il mio capo come ogni notte...
Ed intanto aspetto, aspetto da anni qualcosa che mi era stato promesso. 
Oh che sciocco avrei dovuto raccontarvi la mia storia fin dall'inizio per farvi capire il perché sono un elfo della neve, penso che lo farò anche se brevemente, per farvi capire il perché vivo in questo posto fatto di ghiaccio e neve e che cosa sto attendendo da quasi 2000 anni:
"Mi svegliai un mattino, sentii un freddo nel corpo. Quando aprii gli occhi vidi una radura innevata, attorno grandi alberi che alla luce del sole splendevano bianchi ed argento facendomi male agli occhi.
Ero solo, coperto di abiti rossi di lana cotta ed un mantello verde di stoffa pesante, il naso all'insù gelato e dalla mia bocca e narici uscivano densi aliti come nuvolette bianche.
Mi spaventai molto, urlai il nome di mamma e di papà, mi guardai attorno e oltre a cerbiatti, lepri e qualche alce che mi fissavano incantati, non c'era nulla, solo il silenzio ovattato della neve che scendeva lenta dal cielo.
All'improvviso un vento gelido arrivò da Nord alle mie spalle, ma non sentii più freddo anzi, sembrò che quell'aria mi infondesse un calore e subito dopo, piano piano una nebbia d'oro apparve davanti ai miei occhi, trasformandosi davanti ai miei occhi sorpresi da quella visione, in un piccolo cumulo dorato ed ecco... All'improvviso apparve Lei.
Una bellissima signora elfo dai capelli d'argento che mi sorrise non appena mi vide con gli occhi pieni di pianto, capii in quell'istante dai suoi pensieri pervenuti nei miei, che fui abbandonato dalla mia famiglia.
Senza parlare mi raccontò tutta la storia.
"Norween..." disse con una voce soave nella mia mente "Piccolo mio, mio caro elfo, tuo padre mezzo umano ti ha voluto lasciare qui nelle mie terre dopo aver scoperto che non eri suo figlio, che tua madre, la cara principessa Rawynd, ti aveva avuto con mio fratello Thaylen, tuo padre la lasciava sola e spesso la picchiava, poi un giorno incontrò Thaylen e concepì il Norwenn, tu mio piccolo elfo... Io sono la Regina della neve Ysheah e quindi tua parente."
Rimasi confuso, ero troppo piccolo per capire cos'era accaduto e chi fosse Thayler e lei la bellissima regina, avevo forse quattro anni. Vedendomi preoccupato ed impaurito, mi mandò vicino due cervi che si sedettero accanto, guardandomi con occhi intensi come fossero esseri umani, Lei continuò a parlare nella mia mente .
"Vivrai qui per secoli e secoli... Ma avrai un compito da svolgere anche se sei ancora piccolo." Si alzò ed era alta e luminosamente bella, con la mano fece un gesto ed una scia di stelle bianche mi avvolsero come una carezza, il mio cuore si scaldò e fu pieno di amore.
"Ecco caro nipote, da oggi potrai usare arti magiche con le mani, dovrai solo aiutare chi avrà bisogno, che sia un umano, un essere magico, oppure animale o chiunque sia ma... Dovrai difenderti anche dai malvagi, solo così potrai crescere in saggezza, bellezza e magia.
Vivrai laggiù in quella casa sopra l'albero vedi?" mi girai e osservai tanti gnomi che costruivano con legno pregiato una abitazione in cima ad un grande albero bianco, un albero con occhi e una bocca sorridente, mi rigirai nuovamente verso la regina Ysheah e la vidi sorridere con occhi lucenti.
"Ricorda piccolo mio, mio elfo della neve... Solo aiuto ed amore potranno farti crescere, troverai tanti amici nel corso della tua lunga vita ma le tue difese saranno imperiose verso il male... Un giorno molto lontano troverai finalmente la ricompensa per tutto questo. Non sarò io a dirti quale sarà, ma questa arriverà nel giorno giusto... Ora prima di lasciarti vorrei dirti che, ogni volta del bisogno potrai invocarmi ed io ci sarò e dimentica la tua famiglia, ora la tua nuova famiglia sarà tutti gli animali e gli esseri di questa terra incantata... Buona fortuna Norwenn piccolo dolce elfo."
Scomparve all'improvviso anche se sentivo ancora la sua presenza attorno. fu così che iniziò la mia vita fatta di aiuti, di magia, di guerra al male. Un giorno lontano conobbi anche il mio vero padre Thayler ma, mai più seppi qualcosa ancora della mia famiglia di origine.
Ecco questa è la mia storia, ora sono qui con Lohar, sulla piccola strada che porta alla mia casa d'argento, tra poco scenderà la notte e dovremo aiutare qualcuno. Ma sento dentro al cuore che presto arriverà la mia meta, la mia ricompensa promessa più di 2000 anni fa, Ysheah la sento vicina... Forse andrò nel regno degli Alti Elfi dove tutto sarà meraviglioso e ci saranno vita e tanto amore ma ora devo andare... Un grande lavoro mi aspetta, un piccolo bambino abbandonato in riva la fiume, mi ricorda qualcosa, ma devo fare in fretta. 
Chissà forse un giorno potrò raccontarvi ancora qualcosa di me, di Norwenn l'Elfo della Neve.

Giampaolo Daccò Stella

venerdì 30 dicembre 2016

LE STAGIONI




LE STAGIONI

Quando si avvicinano i compleanni, chissà perché spesso si fanno bilanci della propria vita. Un inventario di ciò che si è fatto, perso, costruito, donato, colto, imparato e tanto altro ancora.
Istinto umano di chi fa bilanci promettendosi ogni volta, ogni anno di cambiare? Oppure è la paura o i sensi di colpa affiorare dai meandri della mente cercando poi giustificazioni per poter dare la colpa a qualcuno o a qualcosa, nascondendo le proprie dietro a pensieri o parole per non aver fatto nulla di importante durante tutto questo periodo di dodici mesi?
Per me niente di tutto questo.
Guardando gli alberi spogli, scuri in attesa di una primavera lontana che li faccia rivivere la stagione dei colori, nella mia mente è passata tutta la mia vita, con tutto il suo vissuto ed istintivamente l'ho paragonata in quell'istante al cambio delle stagioni.
Stagioni.
La mia primavera, iniziata allegra e felice in una campagna ancora piena di profumi e colori mentre i grattacieli della città in lontananza sembravano avere un'attrazione forte, ma i campi di grano, le colline con i loro vigneti ed il fiume sinuoso primeggiavano nella mia giovane vita come una cupola dorata, immersa in un lungo sogno di favole lontane.
Poi venne l'estate, ma la mia estate non era stata come molte altre piena di sole e caldo, colma di profumi dei mari che con la loro salsedine donavano respiro salubre all'afa soffocante e neanche le fresche arie di montagna che tanto fan bene al cuore. No, è stata un'estate oscura, piena di temporali, di piogge violente, di calure asfissianti, dove non si riusciva a vedere neanche in lontananza un autunno tiepido e tranquillo.
Ed anche l'estate passò, non in fretta come la primavera ma anche lei prese il suo corso, lasciandosi alle spalle dolori ed amarezze profonde, il sole non scaldava più come non lo aveva fatto durante quella stagione volata via, lasciandomi cicatrici indelebili ma anche una profondità di pensiero che mi aveva salvato da tanta paura.
E' arrivato poi l'autunno, un autunno che sto vivendo ancora per poco tempo perché presto arriverà l'inverno. Un autunno meno tempestoso dell'estate ma ancora difficile e spesso complicato, ma l'autunno porta anche coscienza e fatica, il seminare, il lavoro, la consapevolezza di quello che si è diventati. Un autunno in cui non hai più bisogno di mostrare una bellezza o una gioventù che non interessa più a nessuno.
Una stagione che vivo ora in modo reale dove i sogni si sono limitati ad essere scritti su queste pagine, le speranze iniziate e finite nella stessa giornata.
La coscienza e la comprensione di chi è arrivato ad un punto in cui bisogna vivere giorno per giorno, dove pensare al domani è solo una bella utopia ma che invece è più utile vivere la giornata di oggi e quella di domani sarà un'altra cosa.
Una stagione dove, la maturità e lo sfiorire della propria estate ti ha portato ad essere un uomo forte, sensibile ma anche giusto e a volte implacabile, l'esperienza insegna che gli errori perseguiti non portano a nulla se non alla propria autodistruzione in qualsiasi modo avvenga.
Ora sto guardando alla finestra un cielo livido, preludio di una futura vecchiaia, di un inverno che, mi auguro, non sia gelido e freddo come molti inverni che ho visto passare sugli altri. Mi piace pensare che sarà un inverno sereno e tiepido dove finalmente, magari seduto su una panchina in riva al mare, con i capelli bianchi, con le macchie della vecchiaia sulle mani ed sul viso e gli occhi ancora chiari e vispi, guardare l'orizzonte lontano e pensare:
"Finalmente siamo arrivati al capolinea, finalmente il bagaglio di esperienze ed il sacco pieno di dolori e di gioie sono qui accanto, colmi e non hanno bisogno d'altro".
Aspettiamolo quest'inverno ed intanto vorrei vivere ancora questi pochi anni d'autunno osservando che non tutte le foglie gialle e rosse sono cadute dai rami degli alberi e neanche i ricci di castagne selvatiche sono sulla terra bruna ed umida. 
Che non tutte le disillusioni siano dentro di me?
Una musica mi distrae da questi pensieri e torno a vivere la mia giornata d'autunno che durerà fino a stasera, domani ce ne sarà un'altra diversa da vivere.
Come ogni giorno di ogni stagione.

Giampaolo DS

lunedì 19 dicembre 2016

CITTA' PERDUTE





CITTA' PERDUTE

Queste tre foto le ho scattate durante alcuni viaggi nell'Europa dell'Est, che praticamente ho visitato quasi tutta, sono tre foto che rappresentano due città e un posto appena poco distante da un'altra cittadina che mi ha lasciato dentro qualcosa che non so come spiegare. soprattutto la prima foto, dove seduti davanti a questo mausoleo sentivo il vento caldo di fine estate sul viso e mi pareva di ascoltare voci di dolore in questo alito che ruotava attorno a me mentre più distante, l'ex aeroporto sembrava un cimitero vivente in mezzo ad una soleggiata campagna.
MAUSOLEO SERBO DI MOSTAR (Croazia)
- KRAKOW (Polonia vista dalle finestra dell'albergo) - BEOGRAD-NUOVA BELGRADO ( Serbia).
Perché queste città?
Perché qualche anno fa sono state in modi diversi soprattutto l'ultima, protagoniste con altre di orrendi fratricidi e distruzioni di massa, dove uomini e donne appartenenti alla Terra (e quindi fratelli) di diverse religioni e razze (la razza è una sola ed è quella umana), si sono uccisi a vicenda creando in questa parte del mondo, l'Europa, così bella, storica e piena di arte, un Oceano di sangue che sembra chiedere vendetta al male ogni volta.
Perché queste città, per l'olocausto a Krakow, la guerra dei Balcani? Forse e forse no ma sono riferite alle guerre che si combattono ora, neanche molto lontano al giorno d'oggi:
HALAB/ALEPPO (una delle più antiche e belle città del mondo) - Al AL-MAWSIL/MOSUL (altrettanto città storica) - MUQDISHO/MOGADISCIO (purtroppo mai più nominata ma ancora piena di ferite) - TARABULUS/TRIPOLI (grande e moderna città ora vittima di se stessa - KABUL (devastata e deturpata) - GAZHA/GAZA (città senza patria) e molte altre ancora...
Ancora oggi si uccide per un terra che non è nostra, dove si mettono in primo piano (nascondendosi dietro come vigliacchi vermi striscianti) scudi umani i più deboli: donne, bambini e vecchi. Dove i "potenti" (e sono "potenti" solo qui) solo perché hanno avuto la fortuna di aver la possibilità di distruggere ciò che a loro da fastidio in nome di Dei e possedimenti che non saranno mai di loro proprietà.
Una distruzione che senza significato portano avanti lasciando alle proprie spalle strisce di sangue, dolore e miseria.
ALEPPO-MOGADISCIO-MOSUL-GAZA-TRIPOLI-KABUL
Un tempo città fiorenti, piene di bellezze, giardini, cultura, ricchezze ora quasi morte completamente in nome di false ideologie politiche e religiose che nascondono la bramosia del potere economico e dell'arroganza dell'essere umano senza anima.
Un giorno la Terra si riprenderà tutto, vittime e carnefici, confini e città, solo allora, forse, si potrà ricominciare di nuovo sperando di non ripetere mai più gli stessi errori, sempre se l'essere umano resterà ancora in vita.

Giampaolo DS