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mercoledì 31 agosto 2016

IL PROFUMO DEL MARE




IL PROFUMO DEL MARE

Seduto di fianco ad una barca di un pescatore, guardavo la luna riflettermi nel mare scuro.
la striscia d'argento sull'acqua arrivava a lambire la spiaggia e le mie gambe mentre con il corpo ero appoggiato sul fianco di quella barca che sapeva di legno bagnato e salsedine.
Erano gli ultimi giorni di una splendida vacanza, passata tra sole, mare, passeggiate e purtroppo con il solito flirt appassionato che sarebbe finito con la caduta delle foglie, del primo autunno.
Che sarebbe finito dopo telefonate sempre più rare, rilegandolo nella memoria futura come un dolce ricordo, eppure...
Eppure avrei voluto che non fosse finito con il ritorno a Milano, avrei voluto fermarmi lì in quella bella città piena di profumi, di colori, di gente.
Avevo chiuso gli occhi e respirato a lungo, il profumo del mare aveva raggiunto i miei sensi e con la mente, rivedevo la nostra storia fin dall'inizio. Dall'incontro al bar della spiaggia e della persona che mi aveva scambiato per un tedesco o inglese.
Davvero avevo sentito un colpo al cuore, l'allegria e la felicità di quegli occhi chiari e i capelli biondi come i miei, mentre ora che guardavo quel mare e la luna, la tristezza si stava impadronendo del mio cuore.
Avevo cercato quel riparo lontano da tutti, dalla compagnia per non sentirmi ancora più solo, con quella persona vicino, avevo inventato una scusa plausibile ma mi chiedevo perché avevo fatto una cosa del genere.
L'avevo capito dopo poco, quando un'ombra alle mi spalle si era stagliata su di me verso il mare, grazie alla luna piena, non mi ero neanche voltato sapevo già chi fosse.
"Paul, my darling, you will not run away from their fears ... Not this way."
"E cosa avrei dovuto fare?" avevo risposto in italiano.
"Stay with me... Tu stare con io..." la sua voce dolce si era fatta più vicina e l'ombra era sparita, ormai sentivo la sua testa appoggiarsi alle mie spalle.
"Honey, all summer stories end in a few days you'll be back at home and I in Holland ... What solution could we have? In fifteen days can not bring about love of a lifetime."
"You're right..." Certo che aveva ragione, accidenti a me ed al mio cuore impazzito.
La sua bocca era sempre più vicina, la sua mano sul mio petto ed in un attimo ci eravamo trovati distesi all'ombra della barca nascosti ai raggi della luna.
La passione si era scatenata, i nostri corpi nudi sotto un cielo luminoso, su una spiaggia deserta, coperti dalle poche stelle visibili e dal profumo intendo del mare, le onde cullavano e nascondevano i nostri sospiri.
Ci eravamo svegliati abbracciati dopo poche ore, mentre un alba rosa si stagliava all'orizzonte, la spiaggia era deserta ancora e troppo lontana da chi poteva vederci.
Qualche minuto dopo le nostre impronte sulla sabbia dorata, avevano lasciato il segno della nostra presenza, tornavamo per mano verso il nostro albergo, ma non vi eravamo voltati indietro.
Non porta fortuna girarsi a guardare dove ci eravamo amati tanto... Vuol dire  "non ritornarci mai più".
Ma il destino aveva voluto che per lunghi anni non potevamo più tornare in quel posto. Lo rividi dopo sedici anni, sempre nello stesso albergo, dove i figli del proprietario avevano preso il suo posto, ogni tanto al telefono ci sentivamo con la mia promessa id ritornare presto.
Un mattino L. la figlia più giovane mi aveva raccontato che l'anno prima era arrivata in vacanza una persona ed aveva chiesto di me. 
Un tuffo al cuore quando avevo sentito il suo nome, aveva chiesto informazioni sulla mia vita.
Ma ormai il tempo era passato in fretta ed era rimasto solo il profumo del mare
GpDS

lunedì 22 agosto 2016

NAUFRAGIO



NAUFRAGIO
Un naufragio salva la vita,
salva dal dolore,
salva dal male e da persone malvagie.
Un naufragio può essere vivo
dentro di noi,
è quella cosa
che ti fa ricominciare
a vivere tra pezzetti di materia,
ritrovati mentre cammini
su una spiaggia
sia di sassi che di sabbia.
E' quello che si costruisce
dopo un'altra vita
lasciata alle spalle
che mai più potrebbe servire.
Il naufragio,
se ricostruito con intelligenza,
ti fa toccare
le stelle ed il sole
con le mani
e ricominci a vivere
nel puro senso della parola.
Giampaolo.

venerdì 19 agosto 2016

SOTTO UN CIELO COLOR ALABASTRO



SOTTO UN CIELO COLOR ALABASTRO

    Questa sera avrei voluto osservare un tramonto di fuoco, dal terrazzo sul tetto del mio palazzo.
   Avrei voluto guardare il sole scendere piano all'orizzonte tra alti grattacieli di una Milano irriconoscibile.
   Volevo godere dei colori rossastri e meravigliosi verso ovest mentre un tiepido vento proveniente dalle montagne poco a nord, togliere la calura del giorno sulla pelle.
    Mi sono seduto sui gradini davanti al tramonto ma quello che vedo è solo un cielo color alabastro, quasi grigio ma non per l'inquinamento o per un brutto tempo.
   No, mi sono accorto che sono i miei occhi a vederlo tale, livido come un'alba del nord Europa ed invece ecco che quel tramonto rosso tenue, è invece di uno strano colore di pietra grezza, quasi grigio argenteo.
   Non so che cosa ci sia nel mio cuore in questo periodo difficile, doloroso per me, non so cosa la mia mente, seppur lucida, mi fa pensare a dolori passati e presenti, quasi senza via d'uscita, se non perdere la memoria di essi.
   Sto osservando un volo di aereo sopra a quelle alte torri brune stagliate nell'alabastro e dentro la voglia di scappare, di fuggire da tutto, ma fuggire dove?
   Da dove le cose non vanno come dovrebbero? Da una vita difficile dove devi sorridere e dentro ti senti quasi finito? Da un corpo che incomincia ad invecchiare e ti senti stanco dentro e fuori mentre c'è chi ti dice "Sei in splendida forma"?
   Cos'è il mio, un grido muto d'aiuto, una voce che chiede comprensione, una verità che non voglio nascondere, un momento di sconforto troppo lungo a cui non so dare una collocazione?
   Eppure quel cielo color alabastro è lì davanti a me, lo osservo attentamente e mi piace, forse mi piace quel dolore che ho dentro e che può farmi piangere o sorridere amaramente, pensando che la vita è davvero brutta nonostante tutti dicono il contrario.
   Facile, troppo facile pensare che tutto possa aggiustarsi, che ogni giorno può essere diverso e cambiare la tua vita, incominciando a vedere o trovare le cose in positivo.
   Facile per chi non sa, non conosce o ha un carattere diverso oppure un tempo, aveva vicino qualcuno che l'aveva sostenuto.
   Mi alzo da quei gradini scaldati dal sole del pomeriggio, mi appoggio al balconcino e vedo le strade deserte sotto di me, qualche puntino colorato laggiù cammina verso il centro in cerca di qualche locale aperto.
   Prima di andarmene da questo  posto, guardo ancora il cielo diventato leggermente più scuro, più violaceo facendo scomparire il color alabastro che tanto mi aveva colpito poco prima ed osservo la sfera rossa del sole, che sta calando velocemente ad ovest.
   Sette piani di scale da fare, non prendo l'ascensore voglio che i miei pensieri, gradino per gradino mi aiutino a cancellare qualcosa che dentro fa male.
   Qualcosa scompare ad ogni piano, ma quando ormai sono davanti alla mia porta, so che devo ancora aspettare settembre, il mese che dovrebbe essere quello del mio riposo ma che invece dovrò affrontare una delle tante prove della vita.
   La parte più dura è quella di aver capito che il tempo non lascia spazio e tu invecchi con lui.

GpDS
   



giovedì 18 agosto 2016

TYLAH, DONNA E SIRENA



Tylah donna e sirena

Imprigionata 
in una tazza di tè
dal sapore forte.
Nuota leggera
in quell'ambrata
dolce acqua.
Aveva lasciato il mare
la sua casa
per seguire il sogno
di assaporare
il nettare ambrato
così tanto amato
dalle donne.
Scoprì così che
l'amore non è solo
tempesta salata
onde bianche grandi,
ma anche
una calma dorata
che appaga 
i sensi.
Basta scegliere
il gusto giusto.



GpDS

martedì 16 agosto 2016

IN UN LIVIDO TRAMONTO



IN UN LIVIDO TRAMONTO

Agosto
  Il tramonto alle nove di quella sera, al contrario di quelli precedenti, aveva un che di livido, di malato, di oscuro, nonostante il rosso si stagliava all'orizzonte occidentale verso la campagna, aldilà della cittadina di mare dove mi ero trasferito per qualche tempo causa un lavoro.
   Andavo veloce con la bicicletta su quella strada sterrata tra i canneti che portavano verso il mare, verso quella spiaggia deserta dove non ci andava mai nessuno, se non qualche vecchietto o persone con il cane appresso.
Poi appoggiando la bicicletta sulla sabbia mi ero seduto su un sasso a guardare quel livido tramonto e da quel momento incominciavo a piangere in silenzio.
 Le nuvole attorno al sole che stava scomparendo erano violacee, fredde quasi gelide come quella sensazione che avevo nel cuore quella sera.
Eppure... Eppure solo nel pomeriggio, quando il sole era forte e nella pausa di lavoro ci eravamo recati al mare per un bagno veloce in attesa di ricominciare, eravamo felici.
Si rideva, si scherzava, ci si tuffava nel blu di quell'acqua fresca, due o tre coppie in compagnia si baciavano, alcune ragazze prendevano il sole come lucertole, ferme come fossero pietre colorate su polvere d'oro.
Maurizio si distese con il suo "salviettone" di lato dov'ero io, appoggiandosi su un fianco, sentivo i suoi occhi verdi fissi su di me.
Mi ero alzato appoggiandomi sui gomiti.
"Che c'è?" lo avevo fissato voltando lo sguardo su di lui.
Mi aveva fatto un sorriso strano e mi strofinò poi con la mano, i capelli.
"Oggi è il giorno... Mi ha detto si, mi ha detto si esco con te..."
"Eh? Dopo tutto questo tempo? Ti ha detto si?" lo fissavo sbalordito, pensando a quella preda tanto ambita da tutti, finalmente Maurizio ce l'aveva fatta.
"Non vengo al lavoro, ho preso tre ore di permesso e così andremo a fare un giro verso le colline e poi un aperitivo e... Lasceremo fare tutto al destino."
Sorrideva con i suoi denti bianchi sul volto abbronzato, bello incorniciato da lunghi capelli ricci.
"E così ce l'ha fatta il "latin-lover" della compagnia." pensavo mentre lo vedevo sorridere distendendosi sulla sabbia, bagnandosi di sole.
Tre ore dopo eravamo attorno ad un tavolo degli uffici del'azienda, con il nostro direttore di lavoro che ci dava quella notizia terribile.
Maurizio era felice e con la sua moto stava andando dal suo futuro amore, ma un'auto, uscita all'improvviso dallo stop, aveva messo fine ai suoi sogni, alla sua voglia di vivere, alla sua bellezza ed ai suoi futuri progetti.
Ero scappato quasi subito da tutti i miei colleghi non appena avevo udito tutto questo, avevo preso la mia bicicletta e corsi veloce verso il mare, l'unico posto che ogni volta mi faceva e mi fa star bene o mi culla nel dolore.
Oggi 16 agosto, sono ormai trentacinque anni che sei volato in cielo, ma ancora oggi ricordo i tuoi occhi chiari di quel giorno quando ti vidi l'ultima volta.
Questa sera non guarderò il tramonto per non vedere nuovamente il livido viola delle nuvole attorno al rosso del cielo.
Non permetterò che il dolore o il ricordo si faccia strada nella mia mente.
Forse non riuscirò a pensare a quel giorno lontani... Forse.

GpDS


lunedì 8 agosto 2016

SCELTE E BIVIO NELLA VITA



SCELTE E BIVIO NELLA VITA

Non è facile, sicuramente, non è cosa semplice fare delle scelte importanti nella vita. Soprattutto per quanto riguarda le persone o al gruppo a cui appartieni.
Quanto ti accorgi che con loro o con costui non hai più niente da dire o non hai più nulla in comune da dividere, è sempre meglio dare un taglio.
Allora si sceglie una strada diversa, sei poi davanti ad un bivio che ti porterà ad altre conoscenze, altre mete e forse perderai per sempre chi o cosa hanno fatto parte per lungo tempo nella tua vita.
Il dispiacere che l'alta persona non riesca a comprendere le ragioni è sempre una stilettata nel cuore, ma non si potrà mai continuare una cosa che non esiste più per te.
La vita ti pone delle scelte, magari un bivio solo ma fondamentali per crescere, per fare nuove esperienze, per imparare, per vivere anche.
Bisogna avere il coraggio di farlo, altrimenti si continuerà a recitare una parte noiosa, banale, inutile finendo per detestare se stessi per la mancanza di coraggio e poi gli altri, che pur essendo in un certo senso estranei alla tua cosa, diventano fastidiosi.
Non è facile lo riconosco ma l'unica soluzione possibile per proseguire verso altre strade è sempre cambiare direzione, fare scelte o prendere una delle due vie di quel bivio che si pone davanti a noi ed una volta fatta la scelta, non voltarsi più indietro.

lunedì 1 agosto 2016

SORPRESA NEL MARE D'AGOSTO




SORPRESA NEL MARE D'AGOSTO

Agosto che già 
ha il sapre
del primo autunno,
quando la sera
il sole tramonta
un po' prima
ed una leggera
malinconia tra il rosso
sul grande mare.
Lontano
una pinna bianca
scuote le onde scure.
Eppure
l'ho vista, è lei
Moby Dick
che con la sua
leggerezza ed eleganza
sfiora leggera
l'acqua per poi
sparire laggiù
nel suo mondo
sotterraneo dove,
tra mille colori
di pesci tropicali,
danza la sua gioia
di essere ancora viva
nei sogni degli umani

GpDS


lunedì 25 luglio 2016

IL MARE, IL MIO AMORE


IL MARE, IL MIO AMORE

Sognare da piccolo 
una casa sul mare
immaginare le onde
il salmastro arrivare
fino alle tue finestre
ed assaporare
quell'effluvio speciale
che rinvigorisce 
la tua anima.

Sapere che il tuo futuro
sarà lì dove c'è lui
il mare blu, il mare azzurro
sapere che sarai
seduto sulla spiaggia
a godere i ricordi
a fantasticare
su ciò che non è stato
e su ciò che hai vissuto.

Comprendere che
quando sarà il momento
in cui te ne andrai
lui sarà lì
davanti ai tuoi occhi

GIAMPAOLO DACCO' STELLA













venerdì 22 luglio 2016

LE STELLE SIAMO NOI, LE STELLE SONO DI TUTTI




LE STELLE SIAMO NOI
LE STELLE SONO DI TUTTI

A volte quando sento cattive notizie oppure quando qualche amico ritorna lassù o da dove siamo arrivati, istintivamente la sera stessa guardo le stelle nel cielo.
Ho sempre fantasticato che ognuna di loro, è una parte di chi ci ha lasciati, sia in questo mondo sia in chissà quali altri mondi e galassie.
Le guardo con il cuore che piange o con la mente triste, penso a chi si trova lassù, o in qualche spazio sperduto diventando una stella. 
Sogni? Fantasticherie? Voglia di dare ancora una specie di vita a chi non vedremo mai più?
Chissà...
Quando vedo bambini guardare il cielo la sera e li vedo sorridere sentendo magari che la mamma rivela loro "Quella stella gialla è lo zio... Oppure quella rossa è la nonna...." quasi obbligando in modo fantastico, accettare la mancanza di chi un tempo magari poco prima, è stato con loro dando amore ed affetto.
Mi verrebbe voglia di dire:"No non è vero, son bugie.. Le hanno raccontate anche a me da piccolo, poi da grande ti rendi conto che non è così. che ti illudono, che ti ingannano e..."
Coma si fa a distruggere i sogni di chi crede nelle favole, nelle speranze specie se son bambini?
Io sono stato uno di questi, dove una zia mi diceva che ogni stella era una persona che conosciamo, una persona a cui abbiamo voluto bene, oppure era un bambino africano morto per la fame, una donna anziana morta sola in qualche ospizio.
Ed io ci credevo sperando che diventando poi una stella sarebbero brillati felici lassù nel mondo magico.
Quanta finzione, quante bugie... Eppure servono anche per sopravvivere, guardiamo il cielo sperando che il paradiso sia lì mentre viviamo quaggiù su questa terra che dovrebbe essere lei l'eden tanto sospirato ed invece noi l'abbiamo trasformata nell'inferno più brutto che si possa immaginare.
Le stelle... Bellissime, ci fanno sognare, ci fanno credere che loro, le stelle siamo noi. che le stelle sono di tutti noi...
Ma non è così, peccato.
GpDS

martedì 19 luglio 2016

SOGNO D'AMORE



(DEDICATO A MARCO G.)


SOGNO D'AMORE

L'alba più bella che abbia mai visto Marco, è stata in Grecia a Naxos.
Era seduto con Neilos sulla sabbia di fronte al mare poco distante dal paese di Azalas.
Aveva sentito nel cuore e nell'anima un misto di serenità, emozione e felicità.
Neilos, il ragazzo dagli occhi d'oro e i capelli ricci lunghi gli aveva messo un braccio attorno alle spalle, Marco aveva appoggiato la sua testa a quelle dell'altro.
Un amore sbocciato al porto di Naxos, mentre Marco era seduto su un muretto a guardare i pescatori e subito vide quel bel ragazzo con i pantaloncini corti, attraente, abbronzato con un sorriso smagliante.
Marco era venuto in vacanze da solo, dopo la morte di suo padre, il quale non aveva mai saputo della sua omosessualità, non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo, solo agli altri componenti della famiglia.
In parte si sentiva in colpa, ed in parte sollevato sapendo la mentalità dell'uomo che amava tanto,  così aveva deciso di concedersi una vacanza solitaria in un'isola del ma Egeo.
Neilos si accorse dello sguardo di Marco, allora per vergogna quest'ultimo si era allontanato quasi impaurito, aveva pensato che a quel ragazzo gli aveva dato fastidio quel suo insistente sguardo.
La sera stessa si erano trovati in un bar pieno di giovani e musica, Neilos si era avvicinato a lui:
"Ti ho riconosciuto subito, piacer Neilos. Eri sul molo a guardare il mare stamattina vero?" era ovvio che la sua fosse una battuta.
Marco sorrise e si era accorto in quel momento che quel ragazzo aveva gli occhi color dell'oro, un verde strano e quel sorriso smagliante che gli aveva fatto battere il cuore.
Neilos lo aveva condotto fuori dal locale quasi di corsa e si ritrovarono su una terrazza ad osservare le navi e le luci della cittadina sotto grandi stelle bianche.
Da quel giorno per tutta la vacanza avevano passato il tempo libero del giovane pescatore insieme. Neilos amava la voce con l'accento romano del ragazzo dagli occhi blu e lo avrebbe seguito, se glielo avesse chiesto.
L'alba rosata con sprizzi d'azzurro era davanti a loro, l'ultimo giorno, non sapevano se un domani si sarebbero rivisti, ma quei giorni trascorsi insieme erano stati magici.
L'abbraccio di quel mattino era un nido d'amore, un calda culla, un raggio di luce... Mentre i primi raggi del sole erano spuntati all'orizzonte.
Qualche ora più tardi Marco, guardava la collanina di turchese regalatagli da Neilos, con una piccola venere come ciondolo, la dea dell'amore. Aveva chiuso gli occhi ricordando i giorni con lui e pianse.
Erano passati alcuni anni, Giampaolo e Laura erano seduti su una panchina e tra le mani una lettera ed una foto: Marco e Neilos nella loro casa a Cnosso, la Venere  turchese aveva fatto il miracolo dell'amore, non li aveva fatti perdere.
Dietro i loro volti sorridenti un alba magnifica, un'altra alba che sapeva di magia, quella dell'amore.



mercoledì 13 luglio 2016

L'AQUILONE




L'AQUILONE


E Paolino correva, correva veloce nei prati dietro la casa della nonna, correva col suo aquilone azzurro stagliato nel tramonto di quella sera d'estate.
Non vedeva e ne sentiva gli altri amici dietro di lui, si era allontanato di proposito, voleva vedere quell'astro rosso scendere fino a scomparire all'orizzonte.
E per vederlo meglio doveva salire sulla piccola altura sopra i campi.
Sentiva la voce della nonna che lo incitava a non distaccarsi troppo, il suo aquilone era ben visibile agli altri.
Non c'erano fossi pericolosi e zone con trappole o pantani profondi.
Paolino alzava gli occhi per vedere il suo aquilone volare in alto mentre un venticello tiepido e piacevole proveniva da sud, ogni tanto qualche aereo basso passava sulla sua testa, aerei in procinto di atterrare al vicino aeroporto.
Col fiatone si era fermato vicino al grande albero di sambuco, sentiva il vocìo e le risate degli altri poco più sotto di lui.
Il sole era davanti ma non faceva male agli occhi a guardarlo, l'aquilone scese piano verso di lui finendo dolcemente i suoi piedi.
Non sapeva il perché ma quando lo prese in mano, uno alla volta, sul colorato gioco di carta, i volti di chi lo accompagnava quella sera si impressionarono come per magia sopra quel rombo leggero. Nella sua mente vennero come per incanto, i disegni dei destini di ognuno di loro, dei suoi amici:
Gina, Mariagrazia, Claudio, Gigi, Luciana, Carlo, Ines, Angiolina e la nonna...
Paolino non capiva il perché vedeva con la mente quelle cose, ma non riusciva anche a comprendere come mai il suo viso non c'era in quei pensieri.
Poi l'impulso di riprendere a correre verso gli altri, scese dalla piccola altura verde verso la strada che costeggiava il fiume e dove c'erano gli altri seduti sul prato ed all'improvviso quando il suo aquilone blu prese il volo verso il cielo, vide il suo volto e una città di mare lontana...
Aveva pensato per un istante: "Ecco dove sarà la mia casa!" e subito dopo, il suo visetto di bambino con la casa alle sue spalle, scomparirono al rumore di un altro aereo che passava veloce sopra la sua testa.
Aumentando la sua corsa, vedeva i suoi amici avvicinarsi di più urlando i loro nomi, felice per quella serata.

giovedì 7 luglio 2016

RICORDI DI SIGNORA BIONDA



RICORDI
DI SIGNORA BIONDA

Il vento caldo del mare fa svolazzare il vestito di Laura, un abito leggero di lino azzurro, lungo fino ai piedi.
I capelli biondo chiaro raccolti in una treccia, le donano un'aria sbarazzina di una gioventù ormai passata, mentre i suoi occhi azzurri fissano il mare e l'uomo sulla sabbia che le sta da vicino da più di trentacinque anni.
Lui si volta verso di lei, Laura dalla veranda gli fa un saluto con un sorriso mentre i loro due cani corrono giocosi sulla spiaggia quasi al tramonto.
Seduta sulla sedia di vimini, si rivede giovane con lui, mentre si erano incontrati nel lontano 1998 in un locale affollato di Milano e subito lei fu colpita dallo sguardo tenebroso di lui e lui dagli occhi color del cielo di lei.
Fu subito amore... E lo è tutt'ora.
Nel corso degli anni, non erano arrivati i figli tanto desiderati ma quello che li ha sempre tenuti uniti sono stati il grande amore, il rispetto, la stima e la forza affrontando prove difficilissime nel corso del tempo.
Poi quanto tutto era tornato sereno, la coppia aveva acquistato in Spagna, per passare una dolce vecchiaia, una bella casa bianca in riva al mare 
Lorenzo non sa dell'incontro di lei avvenuto pochi giorni prima in un negozio della cittadina in cui vivono tutt'ora.
Juan Ramon la riconobbe subito nonostante erano passati cinquant'anni, le si fece incontro presentandosi. Laura era diventata rossa per la sorpresa, Juan era stato il suo amore di ragazza quando lei era appena ventenne e lui un ricchissimo e stupendo uomo d'affari di dodici anni più grande.
Si erano innamorati come mai nonostante la differenza di età e lui avrebbe messo il mondo ai suoi piedi, le avrebbe fatto fare una vita da regina.
L'avrebbe portata a casa della sua potente famiglia in Spagna, dove erano molto noti ed amici della nobiltà madrilena ma...
A pochi mesi dal fidanzamento lui si era rivelato molto duro, intransigente e geloso. In un litigio le disse che lei era attratta dal suo denaro e non dall'amore.
Giovane com'era, inesperta e un poco sognatrice, a quelle parole inutili e cattive e soprattutto non meritate, era fuggita piangendo. L'avevano cercata per molte ore i genitori, lui, alcuni amici. 
Era fuggita al mare e lì la trovarono seduta su una panchina piangente mentre le onde bianche si stavano infrangendo su degli scogli vicino a lei.
Fu la loro fine, Laura non era venale ma con lui, nonostante i difetti e la durezza di carattere sarebbe stata la padrona di tutto un domani, sarebbe andata via da quel mondo stretto di provincia in cui viveva.
Nel negozio, Laura guardava Juan, era cambiato, era diventato molto anziano anche se un guizzo vivace balenava nei suoi occhi verdi mentre la stava osservando, un giovane moro che era accanto a lui, si era staccato vedendo il nonno fermare quella signora bionda.
"Non ti ho mai dimenticata... Sei bellissima come allora." le disse porgendole la mano. Laura sorrise ricambiando parole di circostanza. Lui la fissava con intensità.
"E' stato un peccato per noi due... Ma la colpa fu mia, tu eri troppo piccola per un uomo come lo ero io."
Si erano poi seduti per un caffè al bar di fronte mentre nuvole bianche e leggere volavano sopra le loro teste.
Lei non disse molto del suo trascorso e difficoltà, solo che era serena e felice con il suo compagno.
Juan raccontò molto di se, del suo lavoro, delle sue due mogli e sei figli più vari nipoti ed un impero enorme da gestire, una vita da milionario, intensa e ricca di emozioni.
Si erano lasciati un'ora dopo, tornando a casa Laura pensava a Lorenzo, non vedeva l'ora di dirglielo, ma quando lo aveva raggiunto, aveva tenuto per se quel piccolo incontro.
Ora Laura guarda il suo uomo che sta raggiungendola con i loro due cani, sorride tra se, Lorenzo non era stato in grado di renderla regina con denaro, viaggi, lusso ma è stato ed è l'uomo che tutt'ora la rende una principessa piena di amore, di calore, di serenità.
Capisce in un attimo che avrebbe potuto avere un mondo ai suoi piedi ma, mai lo avrebbe cambiato con quello pieno di colori, luce e fiori che Lorenzo le aveva dato e che le dona tutt'ora.
Felice si alza dalla veranda e gli corre incontro chiamandolo semplicemente "Amore".
La luce sul mare fa brillare le onde come stelle del cielo ed i gabbiani come farfalle bianche volano sull'immensa distesa blu alle loro spalle. 
Insieme abbracciati ora si avviano nel loro nido bianco, un nido pieno di calore e serenità.
GpDS

venerdì 1 luglio 2016

UN SOGNO MOLTO REALE



UN SOGNO MOLTO REALE

Sentivo le onde biancastre spumeggiare vicino a me, infrangendosi leggermente sulla spiaggia dorata. L'ombra delle palme, un vento caldo e gli occhi chiusi per assaporare il profumo salmastro dell'Oceano, mi facevano stare bene. 
Era come fossi in paradiso, sentivo il sole meno caldo per l'ora tarda del pomeriggio, una vacanza in un certo senso sudata e meritata dopo un anno di lavoro pesante e difficoltoso.
Ero lì da pochi giorni e ne avrei passati altri venti, tra spiaggia, oceano, escursioni.. Incominciavo a sentire l'energia entrare in me.
L'Hotel era stupendo, incastonato in quel posto tropicale magnifico e pensando all'autunno europeo appena arrivato, mi sentivo un privilegiato, anche perché aldilà del personale del posto non conoscevo ancora nessuno.
"E da tanto che sta pensando al paradiso?" una voce gradevole ed ironicamente simpatica mi aveva scosso da quel tepore sognante, aprendo gli occhi mi trovai in piedi davanti all'amaca su cui ero sdraiato, una magnifica creatura.
Capelli neri, ricci e bagnati che scendevano fin sotto le spalle, occhi scurissimi dalle ciglia lunghe, bocca leggermente imbronciata che incorniciava un sorriso bianco perfetto e subito il cuore incominciava a battermi forte.
Aveva sorriso davanti al mi stupore, balbettai qualcosa come "Si... certo... Qui è tutto un paradiso..." che continuò.
"Hai gli occhi color del cielo e i capelli color del grano..." incominciavo a pensare di essere preso in giro "Non ti sto prendendo in giro!" mi aveva detto smettendo di sorridere.
"Che fa mi legge nel pensiero?" mi dissi.
"E non leggo nel pensiero..." siamo scoppiati a ridere, avevo tolto la fascetta che legava i miei lunghi capelli che scesero fino alle spalle.
"Sembriamo Yin e Jang, sai di che parlo vero?", annuii.
Non so come accadde, ma ci siamo poi ritrovati a passeggiare lungo la spiaggia che incominciava a tingersi di rosso per il tramonto, parlando di cose esoteriche, di noi, delle bellezze del posto.
Avevamo scoperto che alloggiavamo nello stesso albergo, avevamo gli stessi gusti, ed eravamo italiani. Osservavo la diversità fisica dei nostri colori, tant'è che mi misi a ridere tra me, pensando a dei biscotti famosi per essere uno chiaro ed uno scuro incollati da un goccio di crema di vaniglia.
Avevamo mangiato in un piccolo locale con indosso solo il costume da bagno, coperto da un pareo, i nostri occhi si fissavano spesso, ma io mi sentivo arrossire, non so perché ma non mi era mai capitata una cosa del genere.
Molto più tardi la luce della luna filtrava tra le finestre della sua camera, guardavo quella creatura completamente nuda abbracciata a me, le ombre disegnavano sul corpo curve ed onde scure e sensuali.
Era stata una note piena di passione, pensavo che sarebbe durata solo una volta, i suoi capelli neri lungo le spalle sembravano blu nella penombra. 
Muovendosi, aveva aperto gli occhi su di me e subito un leggero bacio colpì la mia bocca, avevo notato in quell'istante una cosa che non avevo visto prima, il tatuaggio Ying e Jang sulla sua spalla sinistra.
"Non ci siamo incontrati per caso." aveva detto all'improvviso notando i miei occhi fissi sul tatuaggio "Era destino, me lo sentivo quando ti vidi entrare nella hall la prima volta con la valigia blu e lo zaino in spalla. Sembravi un angelo con i capelli lunghi e lo sguardo un po' perso."
"Grazie..." avevo detto così
"E per cosa? Passeremo le vacanze insieme se ti... Ma si che lo sai, fino al giorno della partenza per casa saremo qui, insieme."
Così era stato, che giorni e notti meravigliose, un sogno reale, un premio per un anno durissimo che pensavo di meritare.
Avevo scoperto che eravamo sul volo di ritorno insieme, che meraviglia fino all'ultimo.
Milano Malpensa, venti giorni dopo. Passata la dogana ci eravamo fermati in un bar per mangiare qualcosa, non sapevo se chiedere il  suo numero di telefono.
"Senti..." mi aveva detto all'improvviso, "Non scambiamoci niente, te l'ho letto negli occhi. Ne telefono, ne indirizzo, nulla. So che abiti a Milano ed io a Roma... Se il destino vorrà ci rincontreremo, meglio così..." annuii, sembrava un gioco magico e crudele. Un bacio suggellò il nostro addio, mi veniva da piangere, ero stato troppo bene.
Mi ritrovai a casa dopo due ore pensando a quell'avventura stupenda ed ai suoi occhi così penetranti, ma chi era? Un angelo comparso all'improvviso?
Molti anni dopo ero ad un convegno nella città eterna, centinaia di persone di tutto il mondo ed una noia mortale nel partecipare a tre conferenze che non finivano mai, tra persone di ogni lingua.
Poi il penultimo giorno, un'escursione in Vaticano per visitare gli stupendi musei e mentre stavamo passeggiando tra quelle meraviglie di quadri e statue, rividi la meravigliosa creatura, da perfetto idiota mi ero nascosto dietro ad una colonnina... 
Non so perché lo avevo fatto ma mi sentivo in imbarazzo, non ero più solo e forse rivedendoci sarei rimasto imbarazzato.
Quando non vidi più la sua figura, mi spostai da dov'ero e raggiunsi il mio gruppo.
Dieci minuti dopo, un signore con la divisa da guida si era avvicinato.
"Signor Daccò? Giampaolo Daccò?"
"Si sono io" avevo detto stupito.
"Le devo consegnare questa busta da parte di una persona  che mi ha fermato poco fa." lo ringraziai, avevo tra le mani tremanti la busta, avevo capito di chi era e non appena l'avevo aperta, lessi quelle parole:
"Angelo biondo, ti ho ritrovato anche solo per pochi secondi. Avevo capito che non eri da solo, così non  mi sono avvicinato. Volevo dirti che sei e lo sarai per sempre, un angelo biondo per me. Sono sicuro che ci rivedremo ancora... E' destino Jang, sono sicuro che il mare sarà il luogo esatto, ma non so quando. Ciao Ying."
Avevo sorriso mettendomi in tasca la busta.
Incredibile, mi chiedo ancora oggi se quel sogno era stato reale...
Una busta messa in una scatola di ricordi lo conferma, è stato reale.
GpDS

mercoledì 29 giugno 2016

MANI UNITE



MANI UNITE

Insieme camminiamo
da tanto tempo
ci teniamo stretti
affrontando il tempo,
i pericoli, le gioie, i dolori.
Insieme affrontiamo il destino
quello che si è stato dato,
imposto e scelto.
La strada la vedo lunga
piena di tortuosi ostacoli
ma ne sono sicuro che
insieme li affronteremo tutti.
Tenendoci stretti per mano.
Tu sai che voglio dire,
cosa significano queste parole.
Tu sai quanti sacrifici
ci hanno avvolto in questi
lunghi anni d'amore.
Le nostre mani
non si lasceranno mai
solo quel giorno
ancora lontano,
dove ci ritroveremo ancora
per mano in un altro mondo,
in un altro universo ma,
sempre insieme.

GpDS





           

giovedì 23 giugno 2016

LA FINESTRA



LA FINESTRA

Guardo fuori dalla finestra
color della notte e d'oro
sul mondo che non vediamo
e non ci sei più
eppure un tempo
riuscivo a vederti
riuscivo a parlarti
ma ora davanti a me
la finestra è chiusa
dai vetri non vedo 
che una luce dorata
e poi il nulla
dentro di me solo
una voce che mi dice
ormai vai per la tua strada

GpDS


lunedì 20 giugno 2016

IL FREDDO DENTRO



IL FREDDO DENTRO

I piedi senza scarpe, le quali erano appoggiate sulla sabbia umida e scura davanti a quel largo fiume torbido, il freddo che penetrava tra le dita, poi su fino alle caviglie... 
E mentre cercava di non pensare al gelo di quell'acqua senza contorni, come un brutto scherzo, uno squallido gioco insinuante, la mente di quel sedicenne disperato e solo, subito gli fece venire a galla pensieri e ricordi disperati, ricordi di quella breve vita.
E più proseguiva nell'acqua, più riaffioravano cose che mai avrebbe voluto rivedere. 
Quel pomeriggio d'autunno, mentre stava per imbrunire il cielo, Stefano si era messo il vestito più bello che aveva: un abito elegante, grigio scuro, con la camicia di seta e la cravatta blu notte, quella di suo padre.
La strada che costeggiava il fiume non era lontana e quando era uscito di casa, si era subito avviato tra i prati scoscesi verso quel fiume scuro come la sua anima.
Aveva deciso, sarebbe stata la sua ultima casa. 
Nella mente, mentre l'acqua fredda lambiva ormai le sue ginocchia, tornarono tutte le frasi dettategli da quell'uomo che lo aveva messo al mondo e che da quel giorno l'aveva odiato, perché lui, Stefano era stato solo un pacco ingombrante, soprattutto dopo la nascita di un'altra creatura in quella famiglia gelida, una bimba subito amata all'inverosimile, al contrario di lui.
Aveva passato il tempo a chiedersi il perché, a rimediare o meglio a cercare di farsi voler bene, di eliminare quell'astio nei suoi confronti, un astio che mai aveva compreso, fino a quella sera in cui lui, suo padre, disse alla succube moglie, schiava di quell'uomo: "Da quando è nato mi ha rovinato la vita".
Era scappato in mansarda per non sentire altro, aveva solo otto anni.
L'acqua era a metà delle sue cosce e mentre proseguiva nel fiume e nei suoi ricordi, rimbombavano queste parole, parole lunghe sedici anni:

"SEI UN BAMBINO STUPIDO"
"CHE FIGLI IGNORANTE CHE ABBIAMO AVUTO"
"VATTENE IN CAMERA TUA, MI DAI FASTIDIO"
"TUA SORELLA E' PIU' INTELLIGENTE DI TE"
"SMETTILA DI FISSARMI"
"GUARDA CHE MI HAI STANCATO"
"MAI VISTO UN INCAPACE COME TE"
"DA CHI HAI PRESO NON SI SA"
"QUARDA TUA SORELLA COM'E' BRAVA A SCUOLA"
"ERA MEGLIO CHE NON NASCESSI"
"NON VOGLIO CHE FREQUENTI QUESTO... QUELLO... QUELL'ALTRO..."
"VAI DA TUA NONNA ALMENO PER UNA SETTIMANA COSI NON TI VEDO PER UN PO' "
"EH CARI AMICI, PURTROPPO E' CAPITATO A ME QUESTO FANTOCCIO DI FIGLIO"
"MI SOMIGLIASSE ALMENO"
"TI MANDIAMO IN COLLEGIO FINO 
ALLA MAGGIORE ETA' "
"SEI SOLAMENTE UN INETTO"
"MI DOMANDO PERCHE' SEI NATO QUEL GIORNO"

I ricordi erano spariti in un attimo quando Stefano, si era accorto che l'acqua era arrivata al suo mento, due passi piccoli e sarebbe sprofondato nella melma di quell'ansa oscura, sapeva che lì c'erano i mulinelli pericolosi, sapeva che l'avrebbero inghiottito e fatto finire chissà dove.
Gli era venuto da ridere a pensare cosa sarebbe successo agli altri dopo aver saputo tutto, ma non gli importava nulla, non era più necessario saperlo, fuori da quell'acqua non c'era più nessuno ad aspettarlo e a chiedersi il perché, non era mai stato accettato.
Aveva sorriso al primo mulinello davanti a lui, pensò a sua nonna lassù in chissà quale parte del cielo, chiuse la bocca e prosegui, sparendo in quel fiume torbido.
Giù sempre più giù, il respiro trattenuto istintivamente si aprì e un mare di acqua putrida entrò nel suo corpo e si senti portare via per sempre dal nero dov'era finito.
Stefano aveva aperto gli occhi in quell'istante, era solo un sogno, una fantasia dettata dalla mente piena di dolore. Era quasi sera, la luna filtrava dalle tende della sua camera e sentiva le voci di sua madre e sua sorella sotto in soggiorno.
Si era alzato dal letto ancora vestito da quando era tornato da scuola, ed avvicinato alla finestra, in quell'istante comprese che mai avrebbe potuto fare una cosa del genere, almeno non in quel modo.
In un istante, come se una luce bianca l'avesse trapassato nell'anima, vide le sue mani prendere una valigia, mettere dentro la maggior parte delle sue cose, qualche fotografia importante e piccoli oggetti cari, chiuderla con forza e liberazione.
Voleva scendere da sua madre e dirle che nonostante tutto le voleva bene, ma con un sorriso amaro, si era messo il giaccone pesante, prendendo la valigia in mano era corso già dalle scale di servizio.
In un istante si era ritrovato in strada, un sorriso davvero bello si era stampato sul suo viso e il futuro si era aperto davanti a lui. 
La stazione del treno si faceva sempre più vicina e così il suo avvenire, a qualsiasi costo. Girando l'angolo, una nebbiolina incominciava a salire dal fiume, ben presto Stefano avrebbe lasciato alle spalle tutto questo.
GpDS